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Lunedì, 23 Maggio 2022
Mafia

"Minacce per fare ritrattare accuse al boss", collaborante si costituisce parte civile

Antonino Mangione aveva denunciato Antonio Massimino di sequestro di persona e violenza sessuale ai danni della compagna. Due persone lo avrebbero intimidito, offrendogli anche dei soldi, per cambiare versione

Il collaborante Antonino Mangione, che ha denunciato di essere stato minacciato da due uomini che avrebbero intimidito pure la compagna e, indirettamente, i figli, per fargli ritrattare le accuse al boss Antonio Massimino, si costituisce parte civile. 

L'udienza preliminare è quella a carico di Giuseppe Gallo, 51 anni e Vincenzo Mendola, 50 anni. I due imputati, che hanno nominato come difensori gli avvocati Daniela Posante e Salvatore Pennica, sono accusati di intralcio alla giustizia con metodo mafioso.

Massimino, già imputato di associazione mafiosa e traffico di droga, era stato accusato di sequestro di persona e violenza sessuale nei confronti della moglie del collaborante. Accuse, nate dalle denunce di Mangione e della compagna, che, al processo, si sono rivelate peraltro insussistenti.

Il 23 marzo del 2019, alcune settimane dopo il blitz, Gallo e Mendola avrebbero fatto irruzione in casa di Mangione e l'avrebbero minacciato dopo averlo strattonato. "Ora ci sono io e a te e ai tuoi figli nessuno vi farà niente se vai a ritrattare tutto. Per te ci sono anche 5.000 euro, puoi pure andarmi a denunciare. Io non ho paura di nessuno". Il 22 febbraio si torna in aula. 

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