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La latitanza di Messina Denaro e il ruolo centrale del medico arrestato: "Tra loro rapporti trentennali"

Il gip che ha disposto il carcere per Alfonso Tumbarello rimarca che le indagini sui suoi legami con il boss vanno estese ben oltre gli ultimi due anni in cui gli ha consentito di curare il suo tumore. Il nome dell'indagato emergeva già negli anni Novanta. "Nessuna giustificazione deontologica per la sua condotta: ha permesso al mafioso di sfuggire alla cattura"

Una figura centrale nella vita e, soprattutto, nella trentennale latitanza di Matteo Messina Denaro: il medico (ormai in pensione) Alfonso Tumbarello non si affaccia nella storia dell'ultimo dei Corleonesi soltanto negli ultimi due anni per assicurargli le cure legate al tumore di cui è affetto. Sarebbe un rapporto molto antico, infatti, quello che legherebbe il professionista arrestato ieri e il capomafia di Castelvetrano. Tale che il gip Alfredo Montaldo, nell'ordinanza con cui ha disposto il carcere per l'indagato, scrive che il ruolo di Tumbarello "appare andare ben oltre la più recente vicenda professionale e ciò in considerazione dell'esistenza già adesso di acquisizioni probatorie indicative di un rapporto ben più risalente (sino agli anni Novanta) e diverso da quello più strettamente professionale con Matteo Messina Denaro".

"Ha curato Messina Denaro sapendo che era latitante", arrestato il medico Alfonso Tumbarello

Il giudice, accogliendo le tesi e la richiesta del procuratore Maurizio De Lucia, dell'aggiunto Paolo Guido e dei sostituti Pierangelo Padova e Gianluca De Leo, non a caso afferma: "Si prospetta la necessità di un'intensa attività investigativa diretta a ricostruire il tessuto relazionale di Tumbarello per un periodo di un trentennio". Perché il nome del medico, massone (poi sospeso dal Grande Oriente d'Italia), impegnato in politica, veniva già fatto anni fa dall'ex sindaco di Castelvetrano, Antonio Vaccarino, deceduto a maggio del 2021 per Covid, che per conto del Sisde aveva trovato un canale proprio con Messina Denaro tra il 2004 ed il 2006. Un segno, anche secondo il gip, che i contatti tra Tumbarello e l'ultimo dei Corleonesi siano decisamente risalenti nel tempo.

L'oncologo si difende: "Mai visto il paziente Bonafede"

Le cure garantite al mafioso utilizzando l'identità di Andrea Bonafede sarebbero quindi soltanto l'ultimo nodo di una lunghissima trama. E, come rimarca ancora il giudice nell'ordinanza di custodia cautelare, nel caso di Tumbarello non esisterebbero giustificazioni di tipo deontologico, legate alla professione medica: "E' appena il caso di evidenziare che la condotta di Tumbarello - si legge infatti nel provvedimento - non potrebbe neppure giustificarsi con l'osservanza dei doveri deontologici e professionali che impongono al medico l'obbligo di prestare cura ed assistenza a chiunque ne abbia bisogno, poiché, non specificamente diretta alla prestazione di cure al latitante in una situazione di urgenza o di emergenza, bensì a costituire consapevolmente uno 'schermo' che consentisse al medesimo di non essere individuato nonostante la situazione di particolare esposizione tale da coinvolgere inevitabilmente la funzionalità dell'intera organizzazione mafiosa che incontestabilmente faceva capo al latitante medesimo".

Tumbarello sospeso dall'Ordine dei medici di Trapani

Alla luce della misura cautelare applicata a Tumbarello, l'Ordine dei medici di Trapani - che ha comunque avviato un procedimento disciplinare a suo carico - ha deciso di sospenderlo. "Rimaniamo in attesa - afferma il presidente dell?Ordine, Vito Barraco - di conoscere l?esito della vicenda giudiziaria, confidando nell?accurato e delicato lavoro della magistratura e in cui riponiamo massima fiducia".

(Aggiornato alle ore 16,30)


 

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