Sabato, 24 Luglio 2021
Mafia

Magistrati e avvocati ricordano Borsellino alla Valle dei Templi, Gozzo: "Macchina depistaggi ancora attiva"

Il pm della Direzione nazionale antimafia ha ribadito l'esistenza di "meccanismi che portano in direzione diversa dalla verità". Il procuratore Patronaggio: "Ricorderò a vita il corpo di Paolo dopo la strage". Silvio Miceli: "Nessun attacco ai giudici del maxi processo, sacrosanta difesa dei diritti"

Un momento del dibattito alla Valle dei Templi

"La macchina dei depistaggi è ancora attiva, eccome". Lo ha detto il sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia Domenico Gozzo intervenendo, alla Valle dei Templi, all'incontro organizzato dall'Associazione nazionale magistrati in ricordo di Paolo Borsellino.

Al dibattito, moderato dal giornalista Felice Cavallaro, sono intervenuti anche il procuratore Luigi Patronaggio e l'avvocato Silvio Miceli. Patronaggio ha ricordato i primi anni della sua carriera in magistratura quando ebbe l'opportunità di collaborare con Borsellino e Giovanni Falcone. 

"Allora - ha ricordato - ero uditore giudiziario ed ebbi la grande opportunità di visionare e correggere le bozze del maxi processo, fu un'occasione straordinaria. Mi si aprì un mondo che fino ad allora neppure potevo immaginare lontanamente". 

Il capo dei pm agrigentini ha raccontato pure il suo ricordo della strage, quando arrivò in via D'Amelio e vide il corpo straziato del giudice. "Arrivai dopo un'ora, quando alzarono il lenzuolo vidi solo i denti che erano rimasti intatti. Questa immagine mi ha segnato per tutta la vita".

Lo stesso Patronaggio ha ribadito la necessità di accertare la verità sulla strage. "Ne va della credibilità delle istituzioni - ha ribadito -, bisogna capire chi aveva interesse a realizzare il secondo eccidio e chi ha voluto depistare".

Fra mille piste, siciliane, nazionali ed estere, le indagini e i processi sull'omicidio di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta hanno messo pochi punti fermi. Secondo Gozzo la macchina dei depistaggi è ancora più che mai attiva.

"Le procure interessate dalle stragi - ha aggiunto il magistrato della Direzione nazionale antimafia - non hanno mai smesso di indagare. Purtroppo non si sono fermati i meccanismi che portano in direzione opposta rispetto alla verità".

L'avvocato Silvio Miceli, intervenuto in rappresentanza dell'Ordine forense, ha invece ricordato il ruolo dei difensori "di tutela dei diritti costituzionali di tutti gli imputati" nei processi stragisti, smentendo anche gli attacchi che i legali degli imputati avrebbero rivolto, negli anni passati, al presidente del maxi processo Alfonso Giordano, morto nei giorni scorsi a 92 anni.

"Non ho vissuto quella stagione per ragioni anagrafiche - ha detto - ma è evidente che non si era di fronte a degli attacchi ma ad una doverosa presa di posizione di fronte ad una gestione dei collaboratori di giustizia che non si è certo rivelata impeccabile. Ne abbiamo avuto ampia dimostrazione nei processi per la strage di via D'Amelio".

Il riferimento è al falso pentito Vincenzo Scarantino al centro del più grosso depistaggio della storia giudiziaria italiana. Gozzo ha ricordato i momenti in cui ci si accorse che decine di innocenti erano stati condannati ingiustamente. 

"Il pentito Gaspare Spatuzza ci disse che neppure lo conosceva e che l'auto imbottita di tritolo piazzata per la strage l'aveva rubata lui". 

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