"Traffico di cocaina e furti di bestiame con la regia mafiosa", parte processo di appello

Il principale imputato dell'inchiesta "Proelio" - il presunto boss Francesco Fragapane - è stato condannato in primo grado a 20 anni di carcere

Francesco Fragapane

Riparte per ventuno imputati, davanti alla prima sezione della Corte di appello di Catania, il processo scaturito dalla maxi inchiesta "Proelio", che ha sgominato un presunto traffico di cocaina e furti di bestiame con la regia della mafia delle province di Agrigento e Ragusa. Il gup di Catania, Salvatore Ettore Cavallaro, il 28 febbraio dell’anno scorso, ha deciso quattro condanne e tre assoluzioni per gli imputati agrigentini.

Ieri mattina, a causa dello stralcio di tre posizioni, necessario per un problema nella notifica, c’è stata la sola relazione del giudice. Il 10 giugno è in programma la requisitoria del procuratore generale per tutti i ventuno imputati.

La pena più alta, 20 anni di carcere, peraltro ridotta di un terzo per effetto del giudizio abbreviato, in primo grado è stata inflitta al quarantenne di Santa Elisabetta, Francesco Fragapane, coinvolto pure nell'inchiesta "Montagna" dove viene delineato il suo ruolo di capo del mandamento e aspirante capo provincia di Cosa Nostra: in primo grado, ha rimediato la stessa pena del processo "Proelio".

Cinque anni e quattro mesi, pena ridotta oltre che per il rito anche per le attenuanti speciali previste dalla legge sui collaboratori di giustizia, per il pentito Giuseppe Quaranta, 51 anni, ex capo mafia e braccio destro dello stesso Fragapane: il giudice, malgrado nelle sue rivelazioni si sia detto estraneo, lo ha riconosciuto colpevole di essere partecipe all'associazione che gestiva droga e furti di bestiame come forma di finanziamento delle famiglie mafiose. Cinque anni di reclusione sono stati inflitti a Salvatore Montalbano, 27 anni, di Favara; sei anni a Girolamo Campione, 41 anni, di Burgio. Tre gli assolti: Roberto Lampasona, 41 anni, di Santa Elisabetta, Antonino Mangione, 38 anni, di Raffadali e Antonino Manzullo, 52 anni, di Burgio. Per Quaranta erano stati proposti 4 anni e 2 mesi.

Le assoluzioni non sono state impugnate e sono diventate definitive. I difensori di Campione, Fragapane, Montalbano e Quaranta (gli avvocati Daniela Posante, Vincenzo Castellano, Giuseppe Aloisio, Francesco Carrubba, Cettina Tinaglia, Teresa Gigliotti e Francesco Provenzano) hanno, invece, impugnato il verdetto che, adesso, sarà ridiscusso in appello. La Corte, ieri, ha disposto anche la sospensione dei termini di custodia cautelare “in ragione della complessità del procedimento e dell’elevato numero degli imputati”.

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