Mafia, la difesa dell'ex numero 3 di Cosa Nostra si oppone alla confisca dei beni

I legali di Giovanni Tarallo producono dei documenti per dimostrare la legittima provenienza del patrimonio sequestrato

Giovanni Tarallo

La difesa produce ampia documentazione relativa a compensi e operazioni finanziarie che proverebbero le legittima provenienza dei beni. I giudici incamerano le prove e aggiornano l'udienza per proseguire l'istruttoria.

È entrato nel vivo, davanti ai giudici della prima sezione Misure di prevenzione, presieduta da Alfonso Malato, il procedimento al termine del quale si dovrà decidere se confiscare o restituire i beni sequestrati nei mesi scorsi a Giovanni Stefano Tarallo, 34 anni, condannato definitivamente a 12 anni e 2 mesi di carcere con l’accusa di essere il reggente della "famiglia" mafiosa di Santa Elisabetta e braccio destro del capomandamento Francesco Ribisi, di Palma di Montechiaro, a sua volta condannato a 11 anni e 10 mesi dopo un lungo e articolato processo scandito, addirittura, da tre passaggi in Cassazione.

I legali di Tarallo e degli intestatari dei beni sequestrati, gli avvocati Diego Galluzzo, Giuseppe Barba, Giuseppe Vinciguerra e Salvatore Maurizio Buggea, hanno consegnato diversi documenti finalizzati a provare una diversa ricostruzione contabile del patrimonio. Si torna in aula il 30 marzo. In ballo c’è un patrimonio stimato in circa 400 mila euro. Il sequestro ha riguardato tre immobili, il 62 per cento delle quote sociali di una società a responsabilità limitata e 13 rapporti bancari. 
 

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