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"Non ci sono elementi per la confisca", i supermercati R7 restano ai proprietari

La sezione misure di prevenzione rigetta la richiesta: secondo la Dda il vecchio boss Giovanni Alongi, padre dei titolari, sarebbe stato ancora appartenente a Cosa Nostra

“La disponibilità in capo alla famiglia Alongi di una società di così elevato rilievo economico appare molto sospetta, tuttavia al di là delle congetture non ci sono sufficienti elementi per disporne la confisca”. I giudici della sezione Misure di prevenzione del tribunale, con queste motivazioni, rigettano la richiesta – formulata prima dalla Questura e poi dalla Dda – di acquisire e trasferire allo Stato tutti i supermercati R7 della provincia. Il collegio di giudici presieduto da Luisa Turco, con a latere Giuseppe Miceli e Antonio Genna, aveva già rigettato la richiesta di sequestro che scaturiva dalla presunta contiguità a Cosa Nostra dell’ottantenne Giovanni Alongi, condannato nel maxi processo “Akragas” a 4 anni e 6 mesi per l’accusa di associazione mafiosa.

In particolare, secondo quanto accertò la più grossa inchiesta della storia della mafia agrigentina, sarebbe il capo della famiglia di Aragona. La Questura, nei mesi scorsi, aveva chiesto il sequestro della società Al.Ca. srl, costituita nel 2012 e gestita dai figli di Alongi. L’azienda è proprietaria di dieci supermercati R7. I giudici, che già avevano rigettato la prima proposta, dopo il procedimento in contraddittorio, durato una sola udienza, celebrata il 18 luglio, hanno bocciato anche la richiesta di confisca della società di proprietà della famiglia dell’anziano ex uomo d’onore, alla cui condanna si arrivò per le dichiarazioni dei pentiti Alfonso Falzone e Pasquale Salemi. I giudici, come sottolineato dai difensori dell’ottantenne e dei suoi familiari, gli avvocati Daniela Posante, Antonino Gaziano e Vincenza Gaziano, hanno ritenuto che non vi fossero “elementi attuali da cui desumere l’appartenenza o la contiguità a Cosa Nostra visto che tutti i trascorsi giudiziari sono risalenti nel tempo".

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