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Mafia Favara

Mafia, nuove rivelazioni di Quaranta: "Se Di Caro ordinava una cosa, veniva fatta"

L'ex capo della cosca di Favara, che sarà sentito al processo "Vultur", accusa il presunto boss di Canicattì

"Non ho mai visto personalmente Lillo Di Caro ma so che se manda a dire qualcosa, viene fatta". Il pentito Giuseppe Quaranta irrompe anche al processo scaturito dall'inchiesta "Vultur" che ha fatto luce sulle famiglie mafiose di Camastra e Canicattì. Quaranta sarà ascoltato al dibattimento e nel frattempo il pm della Dda Alessia Sinatra ha depositato i verbali con le dichiarazioni del collaboratore di giustizia.

L'ex capomafia di Favara è stato ascoltato lo scorso 16 marzo in una località segreta e ha parlato di uno dei big dell'inchiesta: il vecchio boss Lillo Di Caro di Canicattì. Il magistrato lo ha interrogato insieme ai vertici della Dia di Agrigento, Roberto Cilona e Antonino Caldarella.

"Di Caro è più di Lombardozzi, avevo chiesto di incontrarlo all'inizio del 2013 tramite Giancarlo Buggea che conoscevo da piccolo e in passato è stato arrestato per mafia. Mi avevano dato appuntamento e io sono andato con Angelo Di Giovanni, a Canicattì, dietro il Bingo dove c'è l'appartamento vuoto di Buggea".

L'anziano capomafia, però, non si presenta e preferisce delegare. "Trovai, invece, - rivela Quaranta - Angelo Sindona che si rese disponibile per i Fragapane e che era stato autorizzato da Di Caro. Rimanemmo che ci saremmo visti ma poi fu arrestato pochi giorni dopo". Il pentito aggiunge: "Di Caro non si poteva muovere perchè era anziano. Queste persone, anche se non vanno in giro, essendo pezzi da novanta, vengono informati su tutto e lui è la storia non solo di Canicattì ma di Agrigento. Quando era capoprovincia di Agrigento era in contatto con Riina e Bagarella". 

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