"Veicolava i messaggi dei boss all'esterno delle celle", nuova richiesta di scarcerazione per Nicosia

La difesa sollecita gli arresti domiciliari con l'applicazione del braccialetto elettronico per l'ex assistente parlamentare accusato di associazione mafiosa

Antonello Nicosia

“Le esigenze cautelari non possono che essere contemplate con le esigenze sanitarie ed i correlati diritti inviolabili individuali, soprattutto nell’attuale fase emergenziale in cui una delle regole fondamentali suggerite per evitare il rischio del contagio da covid 19”. L’avvocato Salvatore Pennica, difensore di Antonello Nicosia, 48 anni, di Agrigento, ex assistente parlamentare della deputata di Italia Viva, Giusi Occhionero, accusato di associazione mafiosa, torna a chiedere la scarcerazione dell’esponente dei radicali.

Nicosia, secondo quanto sottolinea il legale con un’articolata istanza composta di oltre sessanta pagine con cui chiede di disporre gli arresti domiciliari con l'applicazione del braccialetto elettronico, soffre di asma e rischia di aggravare le sue condizioni di salute in cella. Ma la richiesta, indirizzata al gip, si fonda anche sulla carenza del quadro indiziario a suo carico.

Nicosia sarebbe stato il braccio destro del capomafia Accursio Di Mino, 61 anni, che era tornato libero dopo due condanne per mafia. Insieme avrebbero gestito affari e persino progettato un omicidio. A Nicosia si contesta, fra le altre cose, di avere strumentalizzato la sua funzione di collaboratore parlamentare per entrare in alcune carceri siciliane, parlare con i boss e trasmettere all'esterno i messaggi che servivano alla gestione della famiglia mafiosa. 

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