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Nel riquadro, il collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta. Sotto: i giudici del tribunale di Agrigento

Nel riquadro, il collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta. Sotto: i giudici del tribunale di Agrigento

Dalla "punciuta" alla reggenza, in aula il pentito Quaranta ricostruisce geografia e componenti di Cosa Nostra

L'attuale collaboratore di giustizia, ex capomafia di Favara, ha deposto in video collegamento da un "sito riservato" nell'ambito del processo scaturito dall'inchiesta "Icaro"

Dopo la falsa partenza del 20 aprile, quando il pentito Giuseppe Quaranta avrebbe dovuto testimoniare nell'aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo, è tutto pronto per il debutto in aula dell'ex capomafia di Favara che per la prima volta spiegherà a pm, giudici e difensori le ragioni della sua collaborazione e farà nomi e cognomi di boss e affiliati.

Quaranta era al Pagliarelli ed è stato portato via durante la pausa?

Lo farà, deponendo in video collegamento da un "sito riservato", al processo scaturito dall'inchiesta "Icaro" che ha sgominato le nuove famiglie mafiose della provincia di Agrigento. La sua precedente mancata apparizione si era rivelata un vero e proprio giallo. In un primo momento era stato previsto che avrebbe testimoniato di presenza, poi in videocollegamento. Ma in tanti, presenti nell'aula bunker del Pagliarelli, lo avevano visto in una saletta riservata nei pressi dell'ingresso, con la porta aperta, alle spalle di alcuni agenti col distintivo al collo. L'avvocato Salvatore Pennica, difensore del boss Ciro Tornatore, morto nei mesi scorsi, principale bersaglio delle accuse di Quaranta, aveva sollevato il caso. "Lo abbiamo visto in tanti - aveva detto ai giudici - e non vedo perchè non debba venire in aula a testimoniare". Poi la sospensione strategica, probabilmente per farlo allontanare, e il rinvio "per motivi tecnici e di sicurezza": adesso è tutto pronto.

Deciso un rinvio dell'udienza per motivi di sicurezza

Ore 12,16. L'udienza è terminata. Quaranta saluta e chiede di parlare col suo difensore. Il presidente del tribunale rinvia l'udienza di sette giorni. 

Ore 12,04. "Lo Pilato lavorava in una impresa di un certo D'Anna. Da sei mesi non gli pagava lo stipendio e mi chiese se potevo intervenire io e chiedere di dargli un anticipo perché non poteva pagare le bollette". Secondo la versione di Quaranta non si tratta neppure di una mediazione mafiosa: "Me lo chiese perché D'Anna era di Favara". Quaranta risponde all'ultima domanda. "A Montallegro c'erano i Marrella, non so quanti e chi fossero. So solo che Carmelo Infantino mi disse che a Montallegro c'erano i Marrella".  

Ore 12,03. "Della famiglia di Lucca Sicula conosco solo un certo Peppe, detto 'muddricheddra'. Non ricorso il cognome, ma so che perse un figlio in un incidente col trattore". 

Ore 11,59. L'avvocato Gaziano continua le sue domande sulla geografia mafiosa. Il Pm Camilleri si oppone: "Presidente, la mappatura di tutte le famiglie non è utile". Il presidente del tribunale, Falcone, rigetta l'opposizione: "E' corretto l'approccio della difesa che vuole vagliare l'attendibilità del collaboratore e peraltro non si stanno ponendo domande che violerebbero il segreto istruttorio".   

Ore 11,53. "Certo che esiste il mandamento di Agrigento. Nel 2013, a Realmonte, c'erano i 'pacchiani' (ingiuria degli Iacono). Me lo disse Carmelo Infatino. Non so se Montallegro in quel periodo facesse mandamento. Io so solo che chiesi a Infantino di appoggiare Fragapane e lui mi disse che per Montallegro ci avrebbe pensato lui. A Cattolica so che c'era una famiglia mafiosa ma non ho mai conosciuto nessuno". 

Ore 11,49. "Quando Giuseppe Falsone assume il comando di Cosa Nostra provinciale sposta il mandamento da Canicattì a Campobello. Glielo gestiva il cugino Angelo (Middioni)". 

Ore 11,40. Quaranta: "I mandamenti di Agrigento quanti erano? Agrigento, Santa Margherita, Cianciana .... sette". Gaziano: "Io ne ho contati dieci". 

Ore 11,32. "I malumori attorno alla mia nomina erano evidenti da subito. Dopo essere stato 'posato' mi sono rifatto una vita in famiglia. Non avevo più alcun tipo di interesse". Caldarone puntualizza: "Quindi lei non sa nulla dopo il luglio del 2014". E' il turno dell'avvocato Antonino Gaziano, problemi per il funzionamento del microfono. Qualche minuto di empasse per risolvere i problemi tecnici. 

Ore 11,31. Si conclude l'esame del Pm Claudio Camilleri. Iniziano gli interventi della difesa. Il primo a porre domande è l'avvocato Teo Caldarone. 

Ore 11,29. "Se conosco Vincenzo Cipolla? Sì, era in corsa per assumere la reggenza della famiglia di San Biagio. Gli fu preferito Giuseppe Nugara". 

Ore 11,22. Quaranta prosegue nel suo racconto e parla del boss Ciro Tornatore, morto nei mesi scorsi e principale imputato del processo "Icaro". "A Cianciana comandava u zì Ciro Tornatore. L'ho incontrato personalmente insieme a Giuseppe Spoto, detto 'Peppe nasca', boss di Bivona". Quaranta, rispondendo sempre al Pm Camilleri, prosegue: "Non conosco Pasquale Schembri. Giuseppe Lo Pilato, invece, lo conoscevo bene e aveva un ruolo in Cosa Nostra, E' il genero di Nino Iacono ed era amico intimo di Carmelo Infantino".   

Ore 11,18. Quaranta: "Dissi a Carmelo Infantino, che a Giardina Gallotti e non solo aveva influenza insieme a Nino Iacono, di appoggiare Francesco se era possibile. Gli dissi che aveva fatto tanto per Cosa Nostra e poi era pur sempre un Fragapane". 

Ore 11. Il vecchio boss si mostra piuttosto restio alle richieste del giovane boss. La risposta è piuttosto "fredda": "Se non posso venire mando qualcuno". Quaranta aggiunge: "Fragapane capii che non voleva incontrarlo". Dopo le premesse, le domande del Pm si spostano su altri temi del processo e sugli imputati. "A Montallegro - racconta il collaboratore di giustizia - comandavano i Marrella". Francesco Fragapane, in carcere, ha un chiodo fisso. "Voleva diventare il capo provinciale o almeno entrare in commissione. Organizzai una serie di incontri per appoggiare la sua candidatura". Quaranta, braccio destro del boss, organizza una serie di incontri di "politica mafiosa" e si rivolge "a due vecchi boss come Carmelo Infantino e Antonino Iacono". 

Ore 10,55. Quaranta racconta le ambizioni di Francesco Fragapane. "Voleva diventare capo provincia, ma per farlo doveva parlare con Pietro Campo che rappresentava la linea falsoniana in provincia. Lo andai a trovare, mi ci accompagnò tale Giuseppe Frenda. Era il proprietario di un negozio di materiale edile nei pressi di Joppolo". Quaranta aggiunge: "Dissi a Frenda se mi ci poteva accompagnare perché volevo comprare delle pecore da Campo. Quando arrivai fui praticamente travolto, c'erano centinaia di pecore. Non dovevo dirgli apertamente quali fossero le sue richieste. Dissi a Campo che Francesco voleva incontrarlo".  

Ore 10,50. Quaranta prosegue nel suo racconto: "Nel luglio del 2014, Fragapane, che nel frattempo era stato arrestato, manda a dire dal carcere attraverso Francesco Sicilia che mi dovevo fare da parte. Sostenevano che avessi rubato i soldi destinati agli avvocati e alle famiglie dei detenuti". 

Ore 10,45. Quaranta: "Francesco mi dice: 'Tu non dire niente e non ti preoccupare. Organizziamo allora la cerimonia della punciuta, andiamo in un casolare e Francesco mi affilia con la santina di Sant'Antonio. Uniamo il dito averlo tagliato, bruciamo la santina e Francesco mi dice: Pè, non tradire perché altrimenti brucerai come questa santina". 

Ore 10,43. Quaranta fa un balzo in avanti. "A ottobre del 2013 viene organizzata una riunione con tutti gli affiliati di Favara. In questa fase Francesco Fragapane prende le redini della provincia. Inizia a gestire le famiglie e si propone per risistemare tutto. In un primo momento chiesi a Calogero Limblici se era disponibile a gestire la famiglia. Lui diede la sua disponibilità, ma Francesco cambiò idea e propose me". Fragapane e Quaranta organizzano una "tragedia" perché Quaranta non aveva i requisiti per fare il reggente della famiglia visto che non era stato affiliato formalmente con la "punciuta". 

Ore 10,40. Quaranta prosegue nel suo racconto di affiliazione a Cosa Nostra: "Lavoravo al Comune di Aragona come autista della ditta 'Icos' che si occupava della rimozione dei rifiuti. In questo modo avevo la possibilità di andare in giro a occuparmi delle vicende della famiglia di Favara".  

Ore 10,33. Per la prima volta viene inquadrato di spalle il neo pentito: capelli molto radi al centro e look casual, indossa una felpa grigia e bianca. Quaranta parla molto speditamente. Forse troppo perché il Pm Camilleri lo blocca più volte, invitandolo a procedere più lentamente. Quaranta aggiunge: "Dopo la cattura di Maurizio Di Gati venne organizzata una riunione per adeguarsi tutti alla linea Falsoniana. In questo frangente esce fuori Gerlandino Messina". 

Ore 10,26. Il Pm Claudio Camilleri gli chiede quali siano stati i suoi primi passi in Cosa Nostra. Quaranta: "Sono entrato in Cosa Nostra facendo l'autista di Pasquale Alaimo. Era stato arrestato nell'operazione 'Fratellanza' e aveva bisogno di una persona che gli guidasse la macchina". Quaranta prosegue nel suo racconto: "Mi diedero un incarico di grande responsabilità, dovevo gestire la latitanza di Maurizio Di Gati. Non ero un affiliato ma un semplice avvicinato".   

Ore 10,23. Quaranta si presenta: "Buongiorno a tutti, sono Giuseppe Quaranta e voglio rispondere". 

Ore 10,16. Il presidente del tribunale, Pietro Maria Falcone, entra in aula con i giudici a latere Gianfranca Claudia Infantino e Agata Anna Genna e chiama l'appello. E' iniziata l'udienza più attesa degli ultimi anni. 

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