Mafia, la maxi inchiesta "Passepartout": slittano gli interrogatori di Dimino e Nicosia

La difesa, dopo l'avviso di conclusione delle indagini, ha chiesto di fare sentire l'assistente parlamentare e il boss

Antonello Nicosia

Slittano di dieci giorni gli interrogatori, previsti per ieri mattina, dell'ex assistente parlamentare ed esponente dei Radicali Antonello Nicosia e del boss di Sciacca, Accursio Di Mino, 61 anni, finiti in carcere il 4 novembre nell'operazione antimafia "Passepartout": ad ispirare il nome all'inchiesta è stato il quarantasettenne collaboratore della deputata molisana Giusi Occhionero (ex Leu e adesso di Italia Viva) che avrebbe strumentalizzato il suo ruolo istituzionale per entrare nelle carceri e veicolare all'interno e all'esterno i messaggi dei boss.

L'avvocato Salvatore Pennica, dopo l'avviso di conclusione delle indagini fatto notificare dalla Dda - che si appresta a mandare a processo pure la deputata, accusata di falso -, ha chiesto un interrogatorio sia di Nicosia che di Dimino, entrambi accusati di associazione mafiosa (Dimino pure di estorsione aggravata, Nicosia di falso in concorso con la parlamentare per avere attestato un rapporto di collaborazione fra i due in una fase in cui non sarebbe stato formalizzato).

I pm della Dda, Calogero Ferrara e Francesca Dessì, l'avevano fissato per ieri, in remoto, dalle carceri di Napoli-Secondigliano per Dimino e Voghera per Nicosia. Su richiesta del difensore, che nei giorni scorsi ha chiesto, senza ottenerla, la scarcerazione del quarantasettenne, è stato posticipato al 25 maggio. 

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