"Braccio destro del boss e socialmente pericoloso", si discute la richiesta di sorveglianza

Giuseppe Messina, 33 anni, avrebbe gestito il narcotraffico insieme al capomafia Antonio Massimino

Giuseppe Messina

Braccio destro del boss e socialmente pericoloso. Il questore di Agrigento ha proposto la sorveglianza speciale per il trentatreenne Giuseppe Messina, arrestato il 4 marzo dell’anno scorso nella maxi operazione antimafia “Kerkent” che ha disarticolato il clan mafioso che sarebbe stato gestito dal boss Antonio Massimino.

Il procedimento di prevenzione, davanti ai giudici del tribunale di Palermo, ieri mattina, è entrato nel vivo con le questioni preliminari e il 20 ottobre si concluderà con la requisitoria del pubblico ministero e l'arringa difensiva dell'avvocato Salvatore Pennica. Messina, gestore di un autolavaggio, in particolare, è accusato di averlo collaborato nella gestione del narcotraffico che, secondo quanto sostiene la Dia, sarebbe stato messo in piedi per finanziare la cosca: per questa accusa è stata chiesta la condanna a 18 anni.

La Questura, adesso, ritiene che, sulla base di questa e altre vicende giudiziarie nelle quali è stato coinvolto, emerga un profilo di pericolosità sociale da contenere attraverso una misura di prevenzione personale. Si tratta di un provvedimento, operativo dopo la scarcerazione, che impone alcune restrizioni come l’obbligo di restare in casa negli orari serali, l’obbligo di dimora e il divieto di frequentare pregiudicati.

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