"Traffico di cocaina per finanziare la mafia", il figlio del boss Massimino resta in carcere

No dal gup alla revoca della misura o ai domiciliari per il trentaduenne: "Le esigenze cautelari sono inalterate"

Gerlando Massimino

“Non ci sono elementi nuovi che possono incidere sull’attualità delle esigenze cautelari e il decorso del tempo non modifica il quadro cautelare”. Con queste motivazioni, il gup di Palermo Fabio Pilato ha rigettato la richiesta di scarcerazione presentata dai legali di Gerlando Massimino, trentaduenne figlio del boss Antonio, personaggio chiave della maxi inchiesta “Kerkent” che ha disarticolato un traffico di cocaina legato alla restaurata famiglia mafiosa di Agrigento.

Gli avvocati Salvatore Pennica e Accursio Francesco Mirabile, difensori del trentenne, imputato davanti allo stesso giudice nello stralcio abbreviato del processo, avevano chiesto la revoca o l’attenuazione della misura cautelare rappresentando che, da oltre un anno, Massimino è accusato di avere fatto parte dell’organizzazione, con il ruolo di “promotore e organizzatore”, che smerciava cocaina per finanziare la cosca.

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La difesa chiedeva la scarcerazione sottolineando l’incensuratezza e la lunga custodia cautelare preventiva di oltre un anno oltre al fatto che la presunta associazione sarebbe stata “smembrata” dall’inchiesta. Il giudice, tuttavia, ha rigettato l’istanza.

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