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Mafia, aggressione a un parente con una pistola: nuovi guai per Licata

Il 34enne, in carcere per scontare una condanna inflitta nell'inchiesta "Nuova Cupola", è finito a processo per minaccia aggravata

Nuovi guai per il trentaquattrenne Gaetano Licata, di Villaseta, condannato definitivamente a 10 anni di reclusione per associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione “Nuova Cupola” con l’accusa di essere un affiliato della cosca di Porto Empedocle. Licata, insieme all’agrigentino Alessandro Sottile, 27 anni, è finito a processo con l’accusa di avere minacciato un parente con una pistola.

La vittima, peraltro, sarebbe stata brutalmente picchiata con un colpo di casco alla nuca da Sottile. L’episodio è avvenuto il 28 maggio del 2012, poco meno di un mese prima dell’operazione “Nuova Cupola” che ha disarticolato le nuove famiglie mafiose della provincia. Da allora Licata, visto che l’ordinanza di arresto è stata confermata e la condanna a 10 anni di carcere per associazione mafiosa è stata identica in tutti i gradi di giudizio, si trova in carcere. Ieri mattina, davanti al giudice monocratico Rosanna Croce, doveva iniziare il processo ma è stato deciso un rinvio perché i difensori (gli avvocati Davide Casà e Salvatore Cusumano) hanno aderito allo sciopero proclamato dalle camere penali. Sottile è accusato di lesioni personali aggravate e Licata di minaccia grave.

Quest’ultimo, in particolare, dopo avere incontrato per strada il parente col quale aveva avuto dei precedenti contrasti, avrebbe preso la pistola e chiesto alla moglie, che si trovava insieme a lui in macchina, di spostarsi perché voleva sparargli. L’uomo, poco dopo, sarebbe stato brutalmente picchiato da Sottile che lo aveva colpito - sostiene l’accusa - con un colpo di casco alla nuca. La vittima li ha denunciati e, alcuni anni dopo, la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio che è stato deciso dal gup Alfonso Malato. Ieri la falsa partenza del processo che è stato subito rinviato al 17 settembre.

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