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"Vengo a casa tua e ti picchio con due viriate": empedoclino costretto a vendere pescheria per pagare il pizzo

L'inchiesta sul clan vicino al superlatitante Matteo Messina Denaro ha accertato pure i legami fra la mafia trapanese e quella agrigentina: imprenditore vessato e minacciato di ritorsioni fino a quando non ha consegnato 5mila euro a tre esponenti del clan. Svelati summit mafiosi a Favara

"Io ti dico una cosa...iniziando a oggi fino a sabato mi vedi arrivare o sotto la tua casa o alla pescheria....e ti picchio con due viriate". 

Il presunto mafioso di Mazara, Vito Gaiazzo, minacciava così al telefono l'imprenditore di Porto Empedocle che temporeggiava per pagargli il pizzo. Il pescivendolo, al quale il trapanese prospettava di colpirlo con la frusta di legno che si usa per i cavalli, inizia a balbettare e promette di vendere la pescheria pur di consegnargli i soldi dovuti per fare fronte alle esigenze della cosca di Mazara dove l'imprenditore ittico operava.

La telefonata risale al 3 agosto dell'anno scorso ed è solo uno dei tanti segmenti dell'inchiesta "Hesperia" che all'alba di oggi ha fatto scattare 35 arresti colpendo il clan vicino al superlatitante Matteo Messina Denaro. 

I contatti con i mafiosi del posto Messina e con Siragusa per rafforzare le minacce

Gaiazzo, insieme a Nicolò e Bartolomeo Macaddino, hanno "pressato" l'imprenditore per mesi costringendolo, alla fine, a pagare almeno 5.000 euro. Per rafforzare il loro potere mafioso, secondo quanto ricostruito nell'inchiesta, avrebbero stretto legami con Valentino Messina, mafioso e pescivendolo di Porto Empedocle, nonchè fratello dell'ex capomafia Gerlandino, e Alessandro Siragusa, detto Caluzzu Pipituni, già condannato per mafia nell'operazione "Fortezza".

Siragusa cercherà di mediare ma l'atteggiamento dilatorio della vittima, che non riesce a vendere la pescheria per trovare liquidità, spazientisce i trapanesi.

Gaiazzo: "Iddru" ti deve portare "i grana" stop... non ce n'è altri modi... altri... "iddru" ti deve... lunedì entro mezzogiorno deve presentare e ti deve portare "i grana" dei pesci... come gli hai dato i pesci... stop...perché appena viene e mi viene a dire di nuovo barzellette... eeee... oppure che non viene e mi dice fra quattro giorno fra cinque giorni, ti faccio vedere che noialtri ...ine... la facciamo "fitusa"...

Gaiazzo, quindi, minacciava di "farla fitusa" e di "acchianari per andarsi a cunsumari". Le minacce si estendono persino al mediatore. "Io venti giorni te li ho dati a te - dice riferendosi a Siragusa -, perché il rispetto ce l'ho per te".

Dopo mesi di pressioni e minacce esplicite l'imprenditore riesce a pagare. 

I rapporti tra Franco Luppino e la famiglia mafiosa di Favara

L'inchiesta ha accertato pure altri legami con il clan agrigentino e, in particolare, con la famiglia di Favara. 

"Anche in questo caso, anello di congiunzione fra le due province era ruolo svolto da Franco Luppino - scrive il gip di Palermo Walter Turturici - che, nel mese di giugno 2020, conferiva specifico incarico a Piero Di Natale affinché incontasse e interloquisse con Giuseppe Sicilia".

Il gip prosegue: "Sicilia, per inciso, uomo di fiducia del capo della provincia mafiosa di Agrigento Giuseppe Falsone, è stato definitivamente condannato per aver partecipato alla famiglia mafiosa di Favara fino al 2004 ed è stato poi nuovamente tratto in arresto il 2 febbraio 2021 nell'operazione Xidy".

Dal 17 ottobre al 9 dicembre 2014 è stato detenuto insieme a Francesco Luppino nel carcere di Agrigento. I due, quindi, tornano a parlare di "affari" anche attraverso intermediari.

Gli inquirenti segnalano diversi incontri ma non viene quasi mai intercettato nulla perchè gli interlocutori sono molto attenti a lasciare il telefono prima di conversare immaginando che sul loro dispositivo cellulare siano installati software per registrare le conversazioni ambientali. 

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