"Accuse vecchie e non attuali", la difesa chiede la revoca del carcere duro per il boss Massimino

Il guardasigilli, sulla base di alcune relazioni della Dda che evidenziavano un suo ruolo di primo piano nella riorganizzazione della famiglia mafiosa di Agrigento, aveva firmato il provvedimento

Antonio Massimino, dopo l'arresto

"Gli elementi contenuti nel provvedimento di applicazione non hanno i requisiti di attualità e gravità necessari per giustificare il mantenimento del 41 bis e per l’effetto si chiede la revoca".

La difesa del boss Antonio Massimino, finito in carcere per l'ennesima volta lo scorso 4 marzo nell'ambito dell'operazione antimafia "Kerkent", chiede l'annullamento del decreto, firmato la scorsa estate dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che aveva disposto, nei confronti del cinquantunenne capomafia, il regime del carcere duro. Il reclamo dell'avvocato Salvatore Pennica sarà discusso il 28 gennaio davanti al tribunale di sorveglianza di Roma.

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Il guardasigilli, sulla base di alcune relazioni della Dda che evidenziavano un suo ruolo di primo piano nella riorganizzazione della famiglia mafiosa di Agrigento, aveva firmato il provvedimento che prevede rigide restrizioni nei colloqui, nella ricezione della corrispondenza e nella socialità all'interno del carcere. Massimino è attualmente recluso nel penitenziario di Sassari. La difesa sottolinea: "Gli elementi che stanno a sostegno del provvedimento non hanno alcun requisito di attualità". 

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