Mafia, la maxi operazione "Assedio": chiesta sorveglianza speciale per 34enne affiliato

Secondo la Dda, Vincenzo Bellavia è socialmente pericoloso e va applicata la misura di prevenzione

Vincenzo Bellavia

Secondo i pm della Dda, il licatese Vincenzo Bellavia, 34 anni, arrestato nell'operazione antimafia "Assedio" lo scorso 20 giugno, con l'accusa di associazione mafiosa, è socialmente pericoloso e, in quanto tale, deve essere sottoposto alla sorveglianza speciale che prevede delle restrizioni della libertà personale che saranno operative solo dopo la scarcerazione.

La decisione, al termine di un procedimento in contraddittorio, nel quale il trentenne sarà assistito dall'avvocato Angela Porcello, sarà presa dal tribunale di Palermo. Bellavia, secondo l'accusa, fra le altre cose, avrebbe veicolato i messaggi del boss Angelo Occhipinti e gestito la cassa comune del clan.

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Le riunioni, secondo quanto accertato dall’inchiesta, svolta sul campo dai carabinieri, si tenevano quasi sempre in un magazzino presidiato da cani di grossa taglia, in modo che nessuno si potesse avvicinare. Il “covo”, inoltre, sarebbe stato “ripulito” dalle microspie con il jammer, un sofisticato strumento elettronico in grado di rilevarle e disturbare le frequenze, rendendole innocue. 

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