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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Mafia

La maxi inchiesta antimafia "Xydi", l’avvocato Porcello alla Dda: "Ho informazioni su armi, droga ed estorsioni"

La professionista cinquantenne, cancellata dall'Ordine, ha riferito dei mediatori delle campagna agrarie "in mano" a Cosa Nostra. Ma ha anche detto: "Non sono in grado di riferire su progetti omicidiari o attentati, né sono in possesso di informazioni attuali sulla latitanza di Messina Denaro"

"Sono a conoscenza di numerosi episodi estorsivi nell'ambito del commercio ortofrutticolo, nelle annate agrarie 2019 e 2020 (l'annata agraria comincia a luglio e si chiude a dicembre). Nel 2019, esponenti della Stiddra si inseriscono nel mercato al fine di sostituire la figura dei mediatori che sono coloro che si frappongono fra il produttore e il commerciante, e per fare ciò, percepiscono il 3% dell'importo. Il mediatore si reca dal commerciante e mette in contatto quest'ultimo con il produttore; ogni commerciante ha i propri mediatori. Che io sappia, non esiste un albo dei mediatori. Nell'individuazione dei mediatori c'è sempre stato un condizionamento da parte di Cosa Nostra che si infiltrava nella scelta del mediatore. Per fare un esempio, se il vigneto si trovava nel territorio di Campobello di Licata, il commerciante si doveva rivolgere al mediatore di quel territorio individuato da Cosa Nostra. Quando ho conosciuto Giancarlo Buggea il sistema era già perfezionatonel senso che i mediatori erano stati già individuati. Ne sono a conoscenza perché mi sono occupata personalmente di gestire il sistema". Sono le ore 9,14 dello scorso 27 maggio quando Angela Porcello pronunzia, davanti al procuratore aggiunto della Dda di Palermo Paolo Guido e ai sostituti Claudio Cammalleri e Francesca Dessì, queste parole. 

La cinquantenne Angela Porcello, cancellata dall'Ordine degli avvocati, è stata arrestata nell'ambito della maxi inchiesta "Xydi". Secondo l'accusa, avrebbe strumentalizzato la sua attività innanzitutto per incontrare Falsone al 41 bis e veicolare i suoi messaggi dal carcere ma non solo. Stando sempre alla Dda, Porcello avrebbe fatto da "cassiera" del mandamento promuovendo e organizzando una serie di incontri con associati anche di altre province.  

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Già il 27 aprile - erano le 9,30 - davanti ai pm Paolo Guido, Francesca Dessì, Calogero Ferrara, Claudio Camilleri e Gianluca De Leo, Porcello - difesa dall'avvocato di fiducia Renata Maria Accardi del foro di Caltanissetta - aveva pronunciato la frase: "Intendo rispondere". E in quell'interrogatorio aveva detto: "Non sono in grado di riferire su progetti omicidiari o attentati, né sono in possesso di informazioni attuali sulla latitanza di Messina Denaro. Sono invece a conoscenza della disponibilità di armi (pistole e fucili) in dotazione ad appartenenti all'associazione mafiosa (omissis), appartenenti alla famiglia di Canicattì e a quelle ad esse limitrofe. Sono ancora in possesso di informazioni relative al commercio di sostanze stupefacenti. E aggiungo anche di essere a conoscenza di informazioni relative ad estorsioni". 

Per la Dda di Palermo, "dall'esame delle dichiarazioni rese finora non emergono elementi di novità, completezza e rilevanza rispetto a quanto già accertato nel corso del procedimento penale nel quale Porcello è sottoposta a custodia cautelare e, pertanto, allo stato e salvi diversi futuri sviluppi, non paio sussistere i presupposti per un percorso di collaborazione con l'autorità giudiziaria". Angela Porcello, stando a quanto emerge dal verbale di interrogatorio del 3 luglio scorso, "non avrebbe alcuna intenzione di essere sottoposta a programmi e misure di protezione". "La Porcello - scrivono i magistrati della Dda - dichiara di temere per la propria incolumità solo nell'ambito carcerario". 

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