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Mafia, investigatore in aula: "Boss di Montallegro andò in stabilimento Moncada"

Un poliziotto all'epoca delle indagini in servizio alla Dia racconta: "Pedinammo Stefano Marrella che andò alla sede di Casteltermini dell'azienda"

Il presunto capo della famiglia mafiosa di Montallegro andò nello stabilimento di Casteltermini di uno dei più grossi imprenditori siciliani: Salvatore Moncada. Non si sa bene a fare cosa, ma di sicuro nulla di illegale visto che gli inquirenti non muovono nessuna contestazione. A rivelarlo, ieri mattina al processo scaturito dall’inchiesta antimafia “Icaro” che avrebbe disarticolato la nuova geografia di Cosa Nostra della provincia di Agrigento, è stato un investigatore che ha preso parte alle indagini. Si tratta di Mario Virone, all’epoca dei fatti in servizio alla squadra mobile, che ha condotto l’inchiesta sul campo, e adesso alla Direzione investigativa antimafia. 

“Il 12 dicembre del 2012 – ha raccontato il poliziotto consultando una relazione di servizio redatta durante le indagini – abbiamo intercettato una conversazione al telefono fra Stefano Marrella (presunto capo, in quel periodo, della famiglia mafiosa di Montallegro) e il nipote Francesco. I due parlano della disponibilità di un’auto e di dovere andare a Casteltermini”.
Il poliziotto aggiunge: “Abbiamo organizzato un pedinamento e seguito l’autovettura che arriva a Casteltermini in uno stabilimento della Moncada Energy”.

Gli accertamenti sull’episodio restano abbastanza in sospeso. “Abbiamo dovuto interrompere il servizio di osservazione perché era inverno e alle 5 del pomeriggio c’era buio. Ho fatto in tempo a capire che c’era il solo Stefano Marrella sull’auto con altri occupanti che non abbiamo identificato. La posizione non consentiva un appostamento perfetto, non abbiamo visto molto”. 
 

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