Giovedì, 18 Luglio 2024
Mafia Favara

Mafia, operazione "Montagna": il riesame motiva altre quattro ordinanze

I giudici bocciano i provvedimenti adottati dal gip "col sistema del copia e incolla della richiesta del pm"

I sospetti erano tanti e stanno arrivando le conferme: gran parte delle ordinanze cautelari scattate nell’ambito dell’operazione antimafia “Montagna”, che il 23 gennaio ha fatto finire in carcere 53 persone ritenute affiliate alle nuove famiglie della provincia di Agrigento, sono state annullate “per carenza di motivazioni”. Nelle scorse settimane erano stati depositati i dispositivi.

Nelle scorse ore sono state rese note le motivazioni di quattro ordinanze, redatte da due distinti collegi del tribunale del riesame. I giudici, ai quali si era rivolto il difensore, l’avvocato Giovanni Castronovo, hanno annullato i provvedimenti quasi interamente. Per tre delle quattro posizioni la valutazione del riesame è stata sempre la stessa: “Il gip non ha adeguatamente valutato in maniera autonoma e, quindi, l’ordinanza è nulla”. Per quanto riguarda Vincenzo Mangiapane, 47 anni, di Cammarata, i giudici hanno annullato l’ordinanza per mancanza dei gravi indizi di colpevolezza.

Mafia, inchiesta "Montagna": la Dda chiede 28 arresti

La Dda gli contestava di essere stato un appartenente della famiglia mafiosa di Cammarata e San Giovanni Gemini. Un’altra contestazione era relativa all’avere fittiziamente attribuito a una donna la titolarità di un centro scommesse di Cammarata per celare l’effettiva titolarità di alcuni esponenti mafiosi. Analoga accusa relativamente a un’attività imprenditoriale che risultava intestata alla moglie. I giudici sottolineano: “Non si evince quale sia stato il contributo dell’indagato alla consorteria mafiosa, né la sua volontà di farne parte”. Motivazioni di merito, dunque, e non formali anche se la difesa aveva comunque insistito perché fosse dichiarata nulla per difetto di motivazione. Il tribunale ha ritenuto insussistenti le accuse di associazione mafiosa e confermate le due ipotesi di “trasferimento fraudolento di beni”, pur escludendo l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. La custodia in carcere è stata, quindi, sostituita con l’obbligo di dimora nel Comune di residenza.

Nessuna valutazione di merito, invece, per il favarese Giuseppe Vella, 37 anni; il raffadalese Antonino Vizzì, 62 anni, e Vincenzo Cipolla, 56 anni, di San Biagio Platani. Per loro i giudici hanno disposto la scarcerazione sulla base del fatto che il gip si sarebbe limitato a fare “copia e incolla” rispetto alla richiesta di arresto dei pm. Vella era accusato di associazione mafiosa, estorsione, truffa e altri reati. Vizzì sarebbe stato il reggente della famiglia mafiosa di Raffadali e avrebbe messo a segno, secondo la Dda, un’estorsione a un’impresa di costruzioni. Cipolla, già arrestato e assolto nell’operazione “Nuova Cupola”, avrebbe fatto parte della famiglia mafiosa di San Biagio e partecipato ad alcuni episodi estorsivi. 

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