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Un summit del clan intercettato dalla Dia

Un summit del clan intercettato dalla Dia

Mafia, estorsioni e traffico di droga: 20 condanne e 8 assoluzioni al processo "Kerkent"

La pena più alta - 20 anni di reclusione - è stata inflitta al boss Antonio Massimino e ai suoi "luogotenenti" Francesco Vetrano e Giuseppe Messina: scagionato il fratello del boss Gerlandino Messina

Il gup del tribunale di Palermo, Fabio Pilato, ha inflitto 20 condanne e 8 assoluzioni nello stralcio abbreviato del processo, scaturito dalla maxi inchiesta "Kerkent" che ha disarticolato il nuovo clan del boss Antonio Massimino. La pena più alta - 20 anni di reclusione - è stata inflitta proprio al capomafia che, tornato libero dopo due condanne, si sarebbe rimesso all'opera organizzando la nuova famiglia mafiosa e un vasto narcotraffico, con diramazioni anche a Palermo e in Calabria, che serviva per finanziarla.

Stessa pena per i presunti "luogotenenti" Francesco Vetrano e Giuseppe Messina: quest'ultimo è il titolare di un autolavaggio. fra Villaseta e Monserrato, dove ci sarebbero state decine di summit mafiosi. L'operazione, con decine di arresti, è stata eseguita dalla Dia il 4 marzo del 2019.

Il braccio destro di Massimino nella riscossione delle estorsioni, ritenuto estraneo al traffico di droga, ovvero l'agrigentino Liborio Militello, è stato condannato a 8 anni di reclusione per associazione mafiosa. Condannato pure il figlio Gerlando che lo avrebbe aiutato nella gestione del giro di spaccio.

Ecco il dettaglio della sentenza, fra parentesi le richieste di pena dei pm Calogero Ferrara e Pierangelo Padova.

Antonio Massimino, 51 anni, 20 anni (20 anni di reclusione era la proposta di pena); Gerlando Massimino, 31 anni, 12 anni (18 anni); James Burgio, 27 anni, di Porto Empedocle, 8 anni (12 anni); Salvatore Capraro, 30 anni, di Agrigento, 9 anni (12 anni); Marco Davide Clemente, 27 anni, di Palermo, 9 anni e 6 mesi (14 anni); Fabio Contino, 40 anni, di Agrigento, 8 anni (10 anni); Sergio Cusumano, 56 anni, di Agrigento, 12 anni e 8 mesi (12 anni); Alessio Di Nolfo, 33 anni, di Agrigento, 12 anni (18 anni); Francesco Di Stefano, 42 anni, di Porto Empedocle, assolto (10 anni); Salvatore Ganci, 47 anni, di Agrigento, assolto (18 anni); Daniele Giallanza, 47 anni, di Palermo, assolto (8 anni); Eugenio Gibilaro, 54 anni, di Agrigento, 10 anni e 8 mesi (10 anni); Pietro La Cara, 42 anni, di Palermo, assolto (8 anni); Domenico La Vardera, 38 anni, di Palermo, 8 anni e 8 mesi (10 anni); Domenico Mandaradoni, 30 anni, di Tropea, 8 anni (10 anni); Antonio Messina, 61 anni, di Agrigento, 12 anni (15 anni); Giuseppe Messina, 32 anni, di Agrigento, 20 anni (18 anni); Valentino Messina, 46 anni, di Porto Empedocle, assolto (8 anni); Liborio Militello, 52 anni, di Agrigento, 8 anni (10 anni); Gregorio Niglia, 36 anni, di Tropea, 4 anni (10 anni); Andrea Puntorno, 42 anni, di Agrigento, 8 anni (6 anni); Calogero Rizzo, 48 anni, di Raffadali, 5 anni e 4 mesi (12 anni); Francesco Romano, 33 anni, di Vibo Valentia, assolto (10 anni); Vincenzo Sanzo, 37 anni, di Agrigento, assolto (8 anni); Attilio Sciabica, 31 anni, di Agrigento, assolto (8 anni); Luca Siracusa, 43 anni, di Agrigento, 8 anni (8 anni); Giuseppe Tornabene, 36 anni, di Agrigento, 8 anni e 8 mesi (12 anni) e Francesco Vetrano, 34 anni, di Agrigento, 20 anni (20 anni).

Fra gli assolti spicca l'empedoclino Fabrizio Messina, fratello del boss Gerlandino, ex numero 1 di Cosa Nostra ad Agrigento, al quale si contestava di avere avuto un ruolo nell'organizzazione dedita al traffico di droga e il commerciante d'auto Salvatore Ganci, accusato di avere commissionato ad Antonio Massimino, la spedizione punitiva nei confronti di una donna che sarebbe stata sequestrata e portata in un magazzino, dove avrebbe subito abusi da parte del capomafia, per rappresaglia nei confronti del fidanzato della donna che aveva acquistato una vettura da Ganci con degli assegni falsi.

"Finalmente - è il commento dell'avvocato Giuseppina Ganci, difensore e sorella del commerciante - dopo anni di agonia è stato emesso un verdetto, quello che tutti devono rispettare poichè emesso nel nome del popolo italiano, che ha posto fine ad un calvario per il mio assistito per il quale sono stati chiesti dall'accusa  ben 18 anni di reclusione. Un calvario che ha coinvolto un uomo onesto che mai aveva avuto alcun pregiudizio con la giustizia nè con le forze di polizia ma che sin da subito al momento del blitz è stato etichettato su alcuni giornali come un mafioso, un soggetto privo di scrupoli. Da oggi Salvatore Ganci, potrà da uomo libero tornare a rifare la sua onesta e dignitosa vita, quella che auspica ogni comune cittadino che non ha mai avuto problemi con la giustizia ma che la calunnia e le ingiustizie di chi oggi si trova recluso per svariati reati hanno cercato di sottrargli".

Anche l'avvocato Salvatore Pennica (nel collegio, ad attendere la lettura del verdetto, fra gli altri gli avvocati Monica Malogioglio, Vincenzo Salvago e Annalisa Russello) sottolinea l'assoluzione del capomafia dall'accusa di violenza sessuale che ha sempre respinto con sdegno, scegliendo persino di interrompere la ventennale strada del silenzio per rispondere al giudice durante l'interrogatorio e difendersi con forza solo da questa imputazione. 

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