Estorsioni mafiose a costruttori, dopo l'audizione delle vittime spazio alla requisitoria

La Corte di appello ha ammesso pure la produzione di alcuni documenti al processo carico del boss Antonio Massimino e del suo braccio destro Liborio Militello

Da sinistra Massimino e Militello

Acquisita l'ordinanza cautelare dell'operazione Kerkent nonchè alcuni documenti come il casellario giudiziale e quello dei carichi pendenti delle due presunte vittime di estorsione. Rigettate, invece, le altre richieste istruttorie relative alla produzione di altri documenti. Il processo riprende il 7 maggio con la requisitoria del procuratore generale.  

Gli imprenditori Ettore e Sergio Li Causi, padre e figlio, all'udienza precedente hanno confermato in aula le accuse nel processo di appello a carico del boss Antonio Massimino, 50 anni, accusato di avere imposto il racket, in tre circostanze, a due noti costruttori agrigentini, e del suo presunto braccio destro Liborio Militello, di un anno più grande.

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"La prima volta - hanno raccontato - è venuto chiedere se potevamo farlo lavorare come piastrellista, subito dopo ci ha detto che lo mandavano quelli di Agrigento e che bisognava fare un regalino". In primo grado, il 19 aprile del 2018, il gup di Palermo, Fabrizio Molinari, ha deciso l’assoluzione di Massimino e la condanna di Militello a quattro anni di reclusione. Sia i pubblici ministeri della Dda Claudio Camilleri e Alessia Sinatra che il difensore di Militello, l’avvocato Giovanni Castronovo (Massimino è difeso dall’avvocato Salvatore Pennica) hanno impugnato il verdetto e la vicenda sarà, adesso, interamente ridiscussa. In appello c'è stata una nuova attività istruttoria. La Corte ha deciso, su richiesta del pg, di ascoltare in aula le due presunte vittime dell'estorsione che hanno confermato le accuse. 

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