Giovedì, 17 Giugno 2021
Mafia

Racket a costruttori, slitta la requisitoria in appello per il boss e il presunto braccio destro

Le conclusioni del magistrato dell’accusa erano in programma oggi ma il processo non sarà trattato per l’emergenza legata alla pandemia

Da sinistra Antonio Massimino e Liborio Militello

Slitta la requisitoria del procuratore generale di Palermo al processo di appello a carico del boss Antonio Massimino, 50 anni, e del suo presunto braccio destro Liborio Militello, di un anno più grande, accusati di avere imposto il racket a due noti costruttori agrigentini. Le conclusioni del magistrato dell’accusa erano in programma oggi ma il processo di appello non sarà trattato per l’emergenza legata alla pandemia. Gli imprenditori Ettore e Sergio Li Causi, padre e figlio, in un'udienza precedente hanno confermato in aula le accuse.

In primo grado, il 19 aprile del 2018, il gup di Palermo, Fabrizio Molinari, ha deciso l’assoluzione di Massimino e la condanna di Militello a quattro anni di reclusione. Sia i pubblici ministeri della Dda Claudio Camilleri e Alessia Sinatra che il difensore di Militello, l’avvocato Giovanni Castronovo (Massimino è difeso dall’avvocato Salvatore Pennica) hanno impugnato il verdetto e la vicenda sarà, adesso, interamente ridiscussa. In appello c'è stata una nuova attività istruttoria.

La Corte ha deciso, su richiesta del pg, di ascoltare in aula le due presunte vittime dell'estorsione che hanno confermato le accuse. Tre le ipotesi di tentata estorsione al centro del processo. 

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