"Da sorvegliato ha diretto Cosa Nostra", stangata del magistrato a Massimino

Aggravata la misura di sicurezza per il boss, attualmente al 41 bis, sulla base degli esiti dell'inchiesta "Kerkent"

Antonio Massimino

“Antonio Massimino, quando era sottoposto alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, ha continuato a gestire, in qualità di esponente apicale, direttamente o tramite sodali, l’associazione mafiosa”.

Con queste motivazioni il magistrato di sorveglianza di Agrigento, Walter Carlisi, ha ritenuto aggravata la pericolosità sociale del boss cinquantunenne e ha disposto, in sostituzione della libertà vigilata (che prevede delle restrizioni della libertà personale come il divieto di uscire da casa negli orari serali e l’obbligo di dimora nel comune di residenza), la misura di sicurezza della casa lavoro per due anni. Si tratta di una vero e proprio internamento in una delle poche strutture carcerarie italiane – in Sicilia c’è quella dell’isola di Favignana – dove si è obbligati a svolgere attività lavorativa.

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La circostanza, in questa fase, non ha effetti pratici perché Massimino, proprio nell’ambito dell’operazione antimafia “Kerkent”, che ha spinto il magistrato di sorveglianza a ritenere aggravata la pericolosità sociale, è detenuto in regime di 41 bis, nel carcere di Sassari. Massimino, difeso dall’avvocato Salvatore Pennica, è accusato di avere ricostituito la famiglia mafiosa di Agrigento, nella quale avrebbe avuto un ruolo di spicco dopo avere scontato due condanne, e di avere messo in piedi un vasto giro di narcotraffico, con legami anche con la mafia palermitana e quella calabrese, che serviva a finanziare il clan. 

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