Mafia, altre accuse a Cappellano Seminara: Agrò contesta l'amministrazione

Udienza davanti al giudice Giuseppe Miceli: la difesa dell'imprenditore, assolto da un'accusa di omicidio di mafia insieme al fratello, contro l'ex "re"

Gaetano Cappellano Seminara

Da “re” delle amministrazioni giudiziarie, con centinaia di aziende affidate dai tribunali, a imputato di corruzione. Per l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, su cui pende una richiesta di rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulla “mala gestio” delle misure di prevenzione a Palermo, piovono altre accuse da parte di un ex imputato “eccellente”.

Si tratta di Diego Agrò, 71 anni, di Racalmuto, arrestato dieci anni fa insieme al fratello Ignazio, di otto anni più grande. I due, nel 2007, furono accusati e in un primo momento condannati all’ergastolo. La Cassazione, invece, con un pronunciamento che ha creato un precedente importante in materia di utilizzabilità delle dichiarazioni dei pentiti, li ha assolti definitivamente. In seguito, sulla base di questa vicenda giudiziaria, furono sottoposti a misura di prevenzione patrimoniale. Anche in questo caso, dopo un’iniziale confisca in primo grado di un patrimonio stimato in una cinquantina di milioni di euro fra aziende e varie proprietà sparse anche all’estero, in appello è stata decisa la restituzione quasi integrale. Diego Agrò, assistito dagli avvocati Salvatore Pennica e Antonino Mormino, ha contestato l’approvazione del rendiconto a Cappellano Seminara, che gestì il suo "impero" e contro il quale, peraltro, lo stesso imprenditore racalmutese si è costituito parte civile al processo penale in corso davanti al gup del tribunale di Caltanissetta.

L’udienza si è tenuta davanti al giudice monocratico di Agrigento, Giuseppe Miceli. L’avvocato Pennica ha sottolineato che “parte dei soldi liquidati all'amministratore finivano nelle tasche del giudice Silvana Saguto attraverso il marito nominato coadiutore nella procedura a carico di Agrò”. 

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