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Domenica, 28 Novembre 2021
Mafia

Lo sgarro stava per essere punito con la morte, Massimino vietò l'omicidio di un pregiudicato

Il boss disse "no" all'uccisione di un trentacinquenne che aveva incendiato il motorino di un suo gregario

Viene descritto da tutti come una “testa calda” ma il boss Antonio Massimino è in grado anche, probabilmente per sottolineare il suo prestigio e il grande potere decisionale, di “graziare” chi aveva fatto uno sgarro a un suo gregario e risparmiarlo dall’omicidio.

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È quanto emerge dal contenuto di alcune intercettazioni, fra il 15 e il 19 ottobre del 2015, che hanno messo gli inquirenti in allarme, pronti ad intervenire se, al contrario, il capomafia, tornato libero solo da pochi mesi dopo la seconda condanna rimediata nell’operazione “San Calogero”, avesse deciso di uccidere il trentenne di Porto Empedocle che aveva commesso l’errore di incendiare un motorino a un “picciotto” del suo clan. 

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“L’autorizzazione ad uccidere – sottolinea il gip – non verrà concessa da Massimino, il quale, con l’autorevolezza ed il carisma propri del capo, imporrà di dirimere la controversia con una soluzione alternativa”. In particolare sarà ordinato al “graziato” di restituire un ciclomotore di uguale importo. 

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