Mafia

Usura con metodo mafioso, fidanzata vittima in aula: "Il debito non si estingueva mai"

Sotto accusa padre e figlio. La donna ha raccontato di avere dato 11.000 euro al compagno che ne aveva ricevuto in prestito 8.000. "Costretti a fuggire da Licata". Ma per la difesa sono emerse diverse contraddizioni

Antonino e Paolo Greco

"Il mio compagno, nell'estate del 2018, era in un momento di difficoltà economica e si rivolse ai Greco chiedendogli dei soldi in prestito. Gli diedero 8.000 euro, lui ne restituì molti di più ma il debito non si estingueva mai".

La donna, arrivata in tribunale insieme al presidente dell'associazione antiracket "Giordano" Renzo Caponnetti, conferma la versione riferita dal fidanzato all'udienza precedente. Sul banco degli imputati, con le accuse di estorsione e usura con metodo mafioso, Antonino e Paolo Greco, padre e figlio, 51 e 24 anni. 

L'inchiesta, condotta dalla squadra mobile, ha accertato, fra le altre cose, tre presunti casi di usura fra il 2016 e il 2019. "Gli diedi 8.000 euro per saldare il debito ma non bastavano - ha raccontato la donna rispondendo al pm Claudio Camilleri -, oltre al capitale doveva versare una retta fissa mensile. In quattro circostanze gli diedi 500 euro per consegnarli ai Greco, in una gliene diedi 1.000 sperando che si potesse chiudere il debito ma non bastavano mai. La nostra situazione era diventata insostenibile, il figlio del mio compagno era stato affidato a mio padre perchè  facevamo fatica pure ad acquistare i generi di prima necessità". 

La donna, quindi, ha raccontato di essere scappata al Nord per timore dei Greco e perchè aveva avuto un'opportunità di lavoro come operatrice socio sanitaria. Una versione dei fatti, secondo i difensori degli imputati (gli avvocati Giovanni Castronovo, Francesco Lumia e Giovanni Lo Monaco), dalla quale sarebbero emerse delle contraddizioni rispetto a quanto dichiarato in precedenza alla polizia.

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