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Mafia Licata

"Pizzo e usura con metodo mafioso", chiesta condanna di padre e figlio

Il pm della Dda propone 16 anni di reclusione per Antonino Greco, 14 anni per Paolo: tre gli episodi contestati risalenti al periodo fra il 2016 e il 2019. In aula le vittime hanno confermato le accuse

Sedici anni di reclusione per il cinquantunenne Antonino Greco; 14 anni per il figlio Paolo, 25 anni. Sono le richieste del pubblico ministero della Dda a conclusione della requisitoria del processo a carico dei due licatesi accusati di usura aggravata e tentata estorsione con metodo mafioso.

L'inchiesta a carico dei due imputati scaturisce da un'indagine su tre presunti casi di usura e altrettanti di tentata estorsione che risalirebbero al periodo compreso fra il 2016 e il 2019. Nel primo episodio la vittima, alla quale erano stati prestati 35mila euro, sarebbe stata costretta dai due imputati a restituirne 54mila, con un tasso di interesse del 54 per cento. Il solo Antonino Greco, per costringerlo a pagare, lo avrebbe picchiato e minacciato di uccidere i suoi familiari.

Un'altra vittima dello strozzinaggio, al quale sarebbe stato imposto di restituire un prestito con un tasso del 240 per cento annuo, sarebbe stata aggredita con un tubo di acciaio da Antonino Greco e minacciata di morte. Padre e figlio, inoltre, avrebbero fermato l'auto di un conoscente, minacciando di ucciderlo con un bastone se non gli avesse dato 11.500 euro. La vittima sarebbe stata brutalmente picchiata per il rifiuto di pagare. 

Le accuse, secondo il pm, sono state confermate dal corso del dibattimento dove sono state ascoltate le vittime che hanno fornito "una ricostruzione dei fatti precisa e coerente". 

"Mi sono trovato in un momento di difficoltà economica - aveva raccontato una delle presunte vittime - e ho chiesto dei soldi in prestito ai Greco che, un paio di anni prima, si erano proposti di darmi una mano qualora avessi avuto bisogno. Sono stato sommerso dagli interessi, minacciato di morte e picchiato. Per restituire i soldi sono stato costretto pure a fare le truffe on line".

Il processo, davanti ai giudici della seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, prosegue il 16 febbraio per le arringhe difensive degli avvocati Giovanni Castronovo e Giovanni Lo Monaco. 

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