"Io cassiere della famiglia mafiosa? Ho solo regalato un paio di scarpe a un amico": 58enne nega le accuse

Giuseppe Galanti, indagato per associazione mafiosa nelle inchieste "Halycon" e "Assedio", prova a convincere i pm a non chiedere il rinvio a giudizio

Un casolare dove la famiglia di Licata teneva i summit, nei riquadri (da sinistra) Occhipinti e Galanti

"Ad Angelo Occhipinti, che conosco da quaranta anni, ho solo regalato un paio di scarpe. Mi è venuto a trovare il figlio chiedendomi di dargli una mano e ho ordinato un modello di calzature su internet". Giuseppe Galanti, 58enne accusato di essere il "cassiere" della famiglia mafiosa di Licata e indagato a piede libero per associazione mafiosa, si difende così davanti ai carabinieri, delegati dai pm della Dda che hanno concluso le indagini "Assedio-Halycon" e si apprestano a mandarlo a processo con altre diciannove persone. L'interrogatorio è avvenuto nei giorni scorsi. 

Galanti, assistito dagli avvocati Giovanni Castronovo e Chiara Proietto, è rimasto indenne ai due blitz, eseguiti dai carabinieri e dal Ros fra luglio e agosto scorsi, ma è finito sotto accusa per il contenuto di alcune intercettazioni in carcere fra Angelo Occhipinti, sessantacinquenne presunto capomafia di Licata, e il figlio. Il boss, parlando col figlio nella sala colloqui del penitenziario di Catania, gli dice di fare riferimento a Giuseppe Galanti. Poi una frase a bassa voce, captata dalle microspie: "Da ora in poi zio Roberto". 

Era quello il nome in codice. Occhipinti padre e figlio parlano di "zio Roberto" come l'uomo da andare a trovare per farsi consegnare soldi delle spese legali e un paio di scarpe. Il figlio (la cui condotta non è in alcun modo perseguibile visto che il favoreggiamento del padre non è reato) lo incontra e gli fa delle richieste. I carabinieri lo pedinano e filmano tutto.

Galanti, già arrestato e condannato insieme a Occhipinti nell'operazione su mafia e racket denominata "Ouster", nega di avere mai pagato le spese legali di Occhipinti. "Ho dato 1.000 euro al mio avvocato per il mio onorario, sono in difficoltà economiche dopo la scarcerazione e sono fuori da ogni giro". Ammette di avergli fatto avere le scarpe, parlando di un regalo a un ex amico.

I carabinieri gli chiedono quali fossero i rapporti di conoscenza con gli altri indagati, ritenuti affiliati della cosca di Licata e Galanti risponde sempre che con loro c'è solo un rapporto di conoscenza. 

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