Sabato, 25 Settembre 2021
Mafia Licata

Le mani della mafia sul villaggio turistico e le demolizioni, colonnello racconta inchiesta in aula

L'ufficiale Lucio Arcidiacono ha rivelato l'interessamento delle famiglie di Cosa Nostra di diverse province per i due appalti pubblici

Le mani della mafia sulle demolizioni delle case abusive e sulla realizzazione di un complesso turistico. "Si attivarono due famiglie mafiose, secondo le logiche tradizionali di Cosa Nostra che prevedono l'aggancio mafioso della provincia dove opera l'imprenditore e quella dove si realizza l'opera".

Lo ha detto il colonnello dei carabinieri, Lucio Arcidiacono, a capo del Ros di Palermo, che ha coordinato un segmento dell'indagine "Halycon" che ha stretto il cerchio sulla famiglia mafiosa di Licata accertando anche alcuni legami con la politica e un intreccio con la massoneria deviata. L'ufficiale, citato dal pm della Dda Alessia Sinatra, è il primo testimone del dibattimento che si è aperto davanti ai giudici della prima sezione penale presieduta da Alfonso Malato.

In questo stralcio sono imputati in otto. Si tratta di Angelo Bellavia, 65 anni; Antonino Cusumano, 44 anni; Giovanni Lauria, 79 anni; Antonino Massaro, 61 anni; Salvatore Patriarca, 42 anni; Alberto Riccobene, 53 anni; Gabriele Spiteri, 47 anni e Vincenzo Spiteri, 53 anni. Le accuse contestate sono di associazione mafiosa e favoreggiamento aggravato. 

Proprio su Giovanni Lauria, detto "u prufissuri", si è concentrata una parte della sua audizione. "L'indagine - ha detto - è nata nel 2016, in un primo momento ci si è concentrati sulla cosca di Caltagirone. Poi è emersa la figura di Lauria che era legato a quella famiglia. Abitava in una casa isolata dove c'era un via vai di gente e teneva diversi summit che abbiamo intercettato per un lungo periodo". Arcidiacono, inoltre, si è soffermato su un'opera pubblica, ovvero la realizzazione di un villaggio turistico nella zona di contrada Canticaglione, da parte del gruppo Franza di Messina, e su un appalto - quello delle demolizioni degli immobili abusivi - che doveva ripristinare la legalità a Licata e, invece, aveva sollevato grandi appetiti da parte della famiglia mafiosa.

“Non ho mai ricevuto richieste estorsive o minacce da parte di persone ben precise, ho solo ricevuto minacce dalla folla generiche”. L’imprenditore di Comiso, Salvatore Patriarca, che nel 2015 a Licata aveva in appalto le demolizioni degli immobili abusivi, con questa frase, messa a verbale con i carabinieri il 31 luglio del 2019, alcuni giorni dopo l’operazione antimafia “Assedio”, era finito sotto inchiesta per favoreggiamento. 

Le indagini, secondo quanto ha pure accennato Arcidiacono in aula, hanno, al contrario, accertato frequenti contatti con lo stesso Lauria e un altro affiliato, ovvero Giovanni Mugnos.

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