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Angelo Occhipinti e Giuseppe Galanti

Angelo Occhipinti e Giuseppe Galanti

"Galanti cassiere della cosca? Ha solo regalato delle scarpe ad un amico"

La difesa replica ai pm che hanno chiesto la condanna a 10 anni e 8 mesi: "Ha subito furti e presentato denunce, non ha nulla a che fare con la mafia". L'accusa scaturisce da alcune intercettazioni in carcere

"Giuseppe Galanti ha solo regalato un paio di scarpe ad un amico e niente di più, se fosse stato il cassiere della famiglia mafiosa sarebbe intervenuto nei confronti di tutti gli altri detenuti e avrebbe fatto molto altro".

Gli avvocati Giovanni Castronovo e Chiara Proietto replicano così al pm della Dda Claudio Camilleri che, in precedenza, aveva chiesto la condanna a 10 anni e 8 mesi del 62enne Giuseppe Galanti, presunto cassiere della cosca di Licata e "fedelissimo" di Angelo Occhipinti, uno dei personaggi chiave della doppia inchiesta "Assedio-Halycon", che ha portato fra luglio e agosto del 2019 ad altrettante operazioni ravvicinate, eseguite da carabinieri e Ros, che hanno disarticolato la nuova famiglia di Cosa Nostra di Licata e non solo. Undici le condanne richieste a conclusione della requisitoria.

Galanti è finito sotto accusa per il contenuto di alcune intercettazioni in carcere fra Angelo Occhipinti, sessantacinquenne presunto capomafia di Licata, e il figlio. Il boss, parlando col figlio nella sala colloqui del penitenziario di Catania, gli dice di fare riferimento a Giuseppe Galanti. Poi una frase a bassa voce, captata dalle microspie: "Da ora in poi zio Roberto". Era quello il nome in codice. Occhipinti padre e figlio parlano di "zio Roberto" come l'uomo da andare a trovare per farsi consegnare soldi delle spese legali e un paio di scarpe. Il figlio (la cui condotta non è in alcun modo perseguibile visto che il favoreggiamento del padre non è reato) lo incontra e gli fa delle richieste.

I carabinieri lo pedinano e filmano tutto. Galanti, già arrestato e condannato insieme a Occhipinti nell'operazione su mafia e racket denominata "Ouster", ha negato di avere mai pagato le spese legali di Occhipinti. "Se fosse stato il cassiere della cosca - hanno replicato gli avvocati Castronovo e Proietto - non ci sarebbe stato bisogno di alcuna sollecitazione e avrebbe pensato a tutti gli altri detenuti. Galanti ha finito di scontare la condanna nel processo Ouster e ha vissuto al di fuori di ogni contesto mafioso denunciando pure alcuni furti". 

Intanto il pm ha chiesto di produrre alcune relazioni di servizio e l'ordinanza dell'inchiesta Xydi nell'ambito della quale è finita in carcere, con l'accusa di essere la "consigliori" del mandamento mafioso di Canicattì, l'avvocato Angela Porcello, ormai ex difensore proprio di Occhipinti. 

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