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Scozzari (a destra) insieme al boss Occhipinti

Scozzari (a destra) insieme al boss Occhipinti

“Nessun favore alla mafia, l’ex consigliere va assolto”: ultime arringhe prime del verdetto

La difesa di Giuseppe Scozzari replica al pm che aveva chiesto la condanna a 4 anni e 8 mesi: il processo agli sgoccioli

"Nessuno scambio di favori con il boss Angelo Occhipinti, solo rapporti dettati dalla conoscenza in ambito familiare dato che è stato compagno della madre del cognato per tanti anni".

L'avvocato Giovanni Di Benedetto replica così al pm Claudio Camilleri che, all'udienza precedente, aveva chiesto la condanna a 4 anni e 8 mesi di reclusione per Giuseppe Scozzari, 48 anni, consigliere comunale di Licata fino al 13 luglio del 2019, quando, all'indomani dell'arresto nell'operazione antimafia "Assedio", si dimise. 

Scozzari, secondo il pm, avrebbe, "nell'esercizio delle, sue funzioni di responsabile del servizio tecnico del presidio ospedaliero di Licata, ed essendo influente funzionario dell'Asp di Agrigento, garantito corsie preferenziali per l'accesso ai servizi dell'Asp a soggetti indicati dal capomafia Angelo Occhipinti". L'accusa per la quale rischia una condanna è il concorso esterno in associazione mafiosa. 

Nell'esercizio delle funzioni di consigliere comunale di Licata, invece, avrebbe "messo a disposizione il proprio peso politico all'interno del Comune al fine di fare ottenere al capomafia Occhipinti ed a Raimondo Semprevivo (suo cognato) la regolarizzazione amministrativa di un'area sottoposta a sequestro penale”. 

"Uno scambio di favori - aveva sottolineato il pm - che gli ha consentito, nel giugno del 2018, di essere eletto, nelle file di una lista civica, grazie al sostegno elettorale del boss che gli fece da sponsor". Il 18 dicembre, il gup di Palermo Paolo Magro emetterà la sentenza.

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