Mafia, il passato di Occhipinti che ritorna: fermato perché si temeva potesse ancora fuggire

Nuovi dettagli dell'inchiesta "Assedio" dopo il deposito di tutti gli atti in vista del processo

Angelo Occhipinti

Il passato del boss Angelo Occhipinti che ritorna con prepotenza e spinge gli inquirenti a muoversi con celerità.

Una frase del capomafia, personaggio principale dell’inchiesta “Assedio”, che ha disarticolato la famiglia mafiosa di Licata, mise gli inquirenti in allarme e fece optare per la strategia del fermo, più sbrigativa rispetto all'ordinanza da chiedere al gip, che ha nel pericolo di fuga il presupposto. 

"A me mi devono lasciare stare quieto ... mi devono lasciare quieto ... dice: "per ora c'è questo" ... min ... ed io se mi rompo la min... a mettere due bidoni di benzina ... prendo e me ne vado ... "
Per i pm questa frase, pronunciata il primo settembre del 2018 e intercettata dalle microspie, è stata ritenuta indicativa del rischio di fuga. I dettagli dell’inchiesta sono noti dopo l’avviso di conclusione delle indagini preliminari: nel frattempo la Dda ha unificato l’indagine con quella successiva, scattata due settimane più tardi e denominata “Halycon”.

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"E' essenziale rilevare - è scritto negli atti - che già in passato, nel 1997, Occhipinti per sottrarsi alla giustizia tedesca, in riguardo al tentato omicidio di Nicolò Costa, è scappato in Francia rendendosi latitante per diverso tempo".

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