Mafia, la maxi inchiesta "Assedio": tre indagati fanno scena muta dal gip

Alcuni arrestati del clan di Licata e Campobello decidono di avvalersi della facoltà di non rispondere

Occhipinti e Scozzari

Tre indagati dell’operazione antimafia “Assedio”, che ha disarticolato i clan di Licata e Campobello con sette fermi e, in seguito, altri due arresti, fra il 20 giugno e il 12 luglio, si avvalgono della facoltà di non rispondere. All’alba di venerdì il gip di Palermo, Fabio Pilato, ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare disponendo il carcere per otto indagati e gli arresti domiciliari per l’ex consigliere comunale Giuseppe Scozzari, dimessosi subito dopo il fermo che non era stato neppure convalidato, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per avere - sostiene l’accusa - messo a disposizione del capomafia Angelo Occhipinti i servizi sanitari all’ospedale San Giacomo d’Altopasso, dove aveva l’incarico di responsabile dell’ufficio tecnico, in cambio di voti per le amministrative dell’anno scorso in cui fu eletto.

In carcere sono finiti Vincenzo Bellavia, 34 anni; Angelo Graci, 31 anni; Angelo Occhipinti, 65 anni; Giuseppe Puleri, 39 anni; Raimondo Semprevivo, 47 anni; Gabriele Spiteri, 45 anni; Giuseppe Spiteri, 45 anni e Vincenzo Spiteri, 51 anni. Questi ultimi due e Semprevivo, difesi dagli avvocati Angela Porcello e Giuseppe Rapisarda, detenuti fra Agrigento, Roma e Frosinone, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

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