Mafia

"Il dualismo di Occhipinti con Cardella e l'incontro con Buggea": carabiniere racconta l'indagine Assedio

Il comandante della compagnia di Licata rivela che l'inchiesta partì nell'ottobre del 2017, dopo la scarcerazione del capomafia noto come "piscimoddu"

Il magazzino dove si tenevano i summit del clan, nel riquadro Angelo Occhipinti

"La nostra attività di indagine inizia nell'ottobre del 2017, in seguito alla scarcerazione di Angelo Occhipinti. Era un personaggio di spicco della famiglia mafiosa di Licata, oltre che vicino da sempre alle posizioni del boss Giuseppe Falsone, ed era pressochè scontato che si rimettesse a gestire gli affari del clan". Il capitano Francesco Lucarelli racconta così, in aula, le battute iniziali dell'indagine "Assedio" che ha stretto il cerchio sulla famiglia mafiosa di Licata.

Il processo, a carico di otto dei venti imputati complessivi, in seguito all'unificazione con l'inchiesta "Halycon" che ha svelato pure i comuni interessi con la massoneria deviata, è in corso davanti al collegio di giudici della prima sezione penale presieduta da Alfonso Malato.

In questo stralcio sono imputati: Angelo Bellavia, 65 anni; Antonino Cusumano, 44 anni; Giovanni Lauria, 79 anni; Antonino Massaro, 61 anni; Salvatore Patriarca, 42 anni; Alberto Riccobene, 53 anni; Gabriele Spiteri, 47 anni e Vincenzo Spiteri, 53 anni. Le accuse contestate sono di associazione mafiosa e favoreggiamento aggravato. 

Lucarelli è il secondo teste della lista del pubblico ministero Alessia Sinatra e ha raccontato un episodio che ha indirizzato nuove attenzioni investigative su Occhipinti. "Nel novembre del 2017 la Peugeot di Pasquale Cardella viene incendiata. Chi è Cardella? E' un autotrasportatore - ha risposto il capitano - che non ha riportato condanne per associazione mafiosa ma riteniamo essere stato il principale rivale dello stesso Occhipinti nella gestione degli affari criminali a Licata".

Il sospetto, quindi, è che sia stato "piscimoddu" a fare incendiare l'auto al rivale che, sentito dai carabinieri, secondo il racconto dell'ufficiale in aula, minimizzò l'accaduto.

"E' in questa fase - ha aggiunto Lucarelli - che inziamo a concentrare le nostre indagini sul magazzino dove Occhipinti riuniva il clan. Proprio un'intercettazione in quel box ci ha portato a sospettare che era stato lui a incendiare l'auto di Cardella verso cui aveva un grandissimo livore".

Quel magazzino, quindi, presto diventa un vero e proprio quartier generale del clan con accorgimenti logistici sofisticati. "Furono messi degli uomini e dei cani di grossa taglia - ha aggiunto Lucarelli nel suo racconto in aula - che presidiavano l'ingresso. Alcuni affiliati controllavano all'interno e all'esterno con i rilevatori per verificare la presenza di microspie".

Lucarelli ha iniziato anche a riferire il segmento delle indagini che si incrocia con l'inchiesta "Xydi" che ha stretto il cerchio sul nuovo mandamento di Canicattì in cui avrebbero avuto un ruolo di primo piano l'imprenditore mafioso Giancarlo Buggea e la compagna-avvocato Angela Porcello che di Occhipinti è stata, per anni, difensore.

Il capitano ha iniziato la deposizione relativa alla parte di indagini che ha accertato i rapporti e gli incontri di Occhipinti con Buggea, entrambi "fedelissimi" dell'ex capo provinciale Giuseppe Falsone, ma la difesa (nel collegio, fra gli altri, gli avvocati Angelo Balsamo, Santo Lucia, Lillo Fiorello e Luigi Ciotta) ha sottolineato che "questa parte di informativa non è agli atti del processo e non può essere illustrata".

Il processo prosegue, per la conclusione della deposizione di Lucarelli, il 14 giugno. 

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