"Pestaggi, usura ed estorsioni con metodo mafioso", rinviati a giudizio padre e figlio

Il gup di Palermo ha ammesso le costituzioni di parte civile della “Fai – Antiracket Sicila", nonché di una vittima. I difensori degli imputati hanno anche chiesto la declaratoria di incompetenza del giudice

Antonino e Paolo Greco

Sono state ammesse le costituzioni di parte civile della “Fai – Antiracket Sicila" coordinamento regionale delle associazioni Fai antiracket ed antiusura della Sicilia, di cui è presidente Renzo Caponetti che oggi era presente in aula, nonché di una vittma di usura. 

S'è svolta stamani, all’aula bunker della casa circondariale “Pagliarelli” di Palermo, davanti al gup del tribunale di Palermo Ermelinda Marfia, l’udienza preliminare fissata a seguito della richiesta di rinvio a giudizio depositata dai pm della Dda, Pierangelo Padova e Claudio Camilleri, per i due imputati Greco Antonino e Greco Paolo. Padre e figlio di Licata sono statii accusati di usura, estorsione, aggravati dal metodo mafioso. I due vennero arrestati dai poliziotti della Squadra Mobile, coordinati dal vice questore aggiunto Giovanni Minardi, nel maggio del 2019.  

"Pestaggi, usura ed estorsione con metodo mafioso": chiesto rinvio a giudizio per padre e figlio

I due imputati sono rappresentati e difesi dagli avvocati Giovanni Lomonaco, Francesco Lumìa e Angela Porcello. Nel corso dell’udienza, appunto, sono state ammesse le costituzioni di parte civile. Il "Fai - antiracket Sicilia", di cui è presidente Renzo Caponetti, è rappresentata dall’avvocato Valentina Lo Porto del foro di Gela, così come anche una vittma che s'è costituita. 

L’udienza si è svolta nel rispetto delle prescrizioni anti-Covid-19: erano presenti solo le parti e i difensori tutti dotati di mascherine.
Il pubblico ministero ha chiesto la contestazione dell’aggravante di cui all’articolo 416 bis e il giudice, rigettando le eccezioni dei difensori degli imputati, ha accolto la richiesta, invitando le parti a rassegnare le conclusioni. Il pm e la difesa delle parti civili hanno, dunque, chiesto l’emissione del decreto che dispone il giudizio.

I difensori degli imputati hanno chiesto la declaratoria di incompetenza del gup di Palermo, l’insussistenza dell’aggravante del metodo mafioso e successivamente hanno concluso chiedendo l’emanazione di una sentenza di non luogo a procedere. L’avvocato Lumia ha richiesto la trascrizione di alcune intercettazioni.

Il giudice, dichiaratasi competente e rigettando le altre eccezioni e richieste dei difensori degli imputati, ha emesso il decreto che dispone il giudizio rinviando la trattazione del processo davanti al tribunale – sezione collegiale – di Agrigento per 22 settembre.

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Commovente il minuto di silenzio rispettato per la commemorazione del ventottesimo anniversario della strage di Capaci in onore dei giudici Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e degli uomini della scorta: Schifani, Dicillo e Montinaro. 

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