Mafia Licata

Usura, estorsione e pestaggi con metodo mafioso, Minardi rivela: "Ecco come partì l'inchiesta"

Il dirigente della squadra mobile spiega che l'indagine fu avviata dopo un'escalation di attentati e intimidazioni

"L'indagine è nata nel 2016, in seguito ai numerosi attentati incendiari e intimidatori che si erano verificati a Licata. Abbiamo iniziato a interrogare le vittime e fare accertamenti su alcuni sospettati ma la nostra attività ha preso un'altra piega". Il dirigente della squadra mobile di Agrigento, Giovanni Minardi, ha rivelato così, in aula, l'origine dell'inchiesta che ha portato prima all'arresto e poi al rinvio a giudizio di Antonino e Paolo Greco, padre e figlio, di Licata, 49 e 22 anni, accusati di usura aggravata e tentata estorsione con metodo mafioso.

Minardi, primo teste della lista del pubblico ministero Claudio Camilleri, in sostanza, ha raccontato che l'indagine venne avviata per fare luce su una serie di attentati e intimidazioni. Gli autori di quegli episodi non sono stati individuati ma, interrogando le vittime e tenendo d'occhio i Greco, sospettati sulla base di altri elementi investigativi, si è arrivati a ricostruire tre presunti casi di usura e altrettanti di tentata estorsione che risalirebbero al periodo compreso fra il 2016 e il 2019.

Nel primo episodio la vittima, alla quale erano stati prestati 35mila euro, sarebbe stata costretta dai due imputati a restituirne 54mila, con un tasso di interesse del 54 per cento. Il solo Antonino Greco, per costringerlo a pagare, lo avrebbe picchiato e minacciato di uccidere i suoi familiari. Un'altra vittima dello strozzinaggio, al quale sarebbe stato imposto di restituire un prestito con un tasso del 240 per cento annuo, sarebbe stata aggredita con un tubo di acciaio da Antonino Greco e minacciata di morte. Padre e figlio, inoltre, avrebbero fermato l'auto di un conoscente, minacciando di ucciderlo con un bastone se non gli avesse dato 11.500 euro. La vittima sarebbe stata brutalmente picchiata per il rifiuto di pagare. 

Minardi, rispondendo anche alla difesa degli imputati - gli avvocati Francesco Lumia e Giovanni Lo Monaco -, ha rivelato che i Greco erano sospettati pure di avere messo a segno un'intimidazione esplodendo un colpo di pistola contro una finestra. "Avevamo collocato un gps nella loro auto e il percorso, la notte in cui fu messa a segno l'intimidazione, indica un passaggio davanti quell'abitazione. Non c'era, però, nessun altro elemento".

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