rotate-mobile
Lunedì, 20 Maggio 2024
Mafia

"Ha prestato un numero di telefono al boss Messina Denaro": cade l'accusa di mafia, ma resta in carcere

Il caso di Leonardo Gulotta, arrestato assieme al radiologo Cosimo Leone e l'architetto Massimo Gentile. Il tribunale del Riesame ha modificato l'imputazione, trasformandola in favoreggiamento aggravato, esattamente com'era successo per il dipendente dell'ospedale di Mazara del Vallo, al quale però sono stati concessi i domiciliari

Il reato di concorso esterno in associazione mafiosa è stato riqualificato in quello meno grave di favoreggiamento aggravato, ma Leonardo Gulotta, che secondo la Procura avrebbe aiutato il boss Matteo Messina Denaro durante la sua latitanza, prestandogli un'utenza telefonica, resta lo stesso in carcere. Questa è la decisione del tribunale del Riesame per il giovane che era stato arrestato assieme al tecnico radiologo Cosimo Leone e all'architetto Massimo Gentile il 27 marzo scorso. I tempi per vagliare il suo ricorso sono stati molto più lunghi rispetto a quelli degli altri due.

Il cambio turno, la tac e il telefonino: così il radiologo ha aiutato il boss

Si potrebbe dire due pesi e due misure, viste che proprio per Leone, sempre il tribunale della Libertà, aveva derubricato l'accusa di associazione mafiosa in favoreggiamento aggravato, concedendogli però gli arresti domiciliari. Gulotta, difeso dall'avvocato Mariella Gulotta, è l'unico degli indagati ad aver anche risposto alle domande del gip Alfredo Montalto durante gli interrogatori, respingendo fermamente l'accusa e fornendo una sua versione dei fatti. Si attendono le motivazioni della decisione in vista di un eventuale ricorso in Cassazione.

Quando Messina Denaro era un architetto: così si muoveva a Palermo

Secondo il procuratore aggiunto Paolo Guido ed i sostituti Gianluca De Leo e Pierangelo Padova, Gulotta avrebbe ceduto una scheda telefonica a lui intestata a Messino Denaro per anni, dal 2007. La difesa aveva già contestato che a quell'epoca Gulotta era minorenne, spingendo così la Procura ha restringere l'arco temporale.

Leone, invece, avrebbe aiutato il boss latitante durante il suo ricovero a Mazara del Vallo per il primo intervento legato al tumore che poi lo ha ucciso, nel 2020. Durante la degenza gli avrebbe anche fatto avere un telefonino. Gentile avrebbe invece ceduto la sua identità al mafioso, che possedeva una carta d'identità contraffatta con la sua foto e i dati dell'architetto. In questo modo, secondo l'accusa, avrebbe acquistato un'auto a Palermo e avrebbe anche tranquillamente versato 9 mila euro in una filiale dell'Unicredit di corso Calatafimi.

AgrigentoNotizie è anche su Whatsapp. Seguici sul nostro canale.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Ha prestato un numero di telefono al boss Messina Denaro": cade l'accusa di mafia, ma resta in carcere

AgrigentoNotizie è in caricamento