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Giovedì, 23 Maggio 2024
Mafia

Rosticceria, tatuaggi e le infinite identità per passare inosservato: la latitanza tranquilla di Messina Denaro

Il boss prima di morire sarebbe stato anche "Vito Firreri" e avrebbe usato pure il cognome "Averna". Questa ricostruzione emerge dall'appello col quale la Procura ha impugnato la sentenza di condanna a 6 anni e 8 mesi proprio di Andrea Bonafede, ovvero il suo alter ego

Non viveva rintanato in un casolare in mezzo alle montagne mangiando cicorie, come il boss Bernardo Provenzano, ma si muoveva liberamente a Palermo, in pieno centro, degustando rosticceria e trovando il modo persino di fare alcuni tatuaggi. Una latitanza tranquilla, quasi una vita normale, quella di Matteo Messina Denaro, catturato dopo quasi trent'anni di ricerche a gennaio dell'anno scorso, e che ha usato un'infinità di identità, passando sempre inosservato.

Se nell'ultima fase era "Andrea Bonafede", nel momento in cui si presentò dal tatuatore di "via Rosolino Pilo", più di una decina di anni fa, tra 2012 e 2013, come il boss ha spiegato ai magistrati prima di morire, sarebbe stato invece "Vito Firreri". Molto più recentemente, invece, nel 2020, oltre ad usare l'identità del dipendente del Comune di Campobello, avrebbe usato anche il nome di "Averna" con un tecnico che era andato a riparare una lavastoviglie nel covo di via San Giovanni, a Campobello, dove viveva prima di spostarsi nell'ultimo nascondiglio.

Questa ricostruzione emerge dall'appello col quale la Procura ha impugnato la sentenza di condanna a 6 anni e 8 mesi proprio di Andrea Bonafede: il procuratore Paolo Guido e i sostituti Gianluca De Leo e Pierangelo Padova ribadiscono infatti nell'atto che l'imputato debba essere condannato per associazione mafiosa e non, come invece è accaduto in primo grado, per favoreggiamento aggravato. Proprio per sostenere questa tesi, tentano di dimostrare che Bonafede si muovesse con Messina Denaro già nel 2012 e nel 2013. Come quando, oltre ad andare dal tatuatore, i due si sarebbero presentati in una gastronomia di via Gaetano Daita.

Per quanto riguarda i tatuaggi, il capomafia si era fatto scrivere sul petto e sugli avambracci: "Tra le selvaggi tigri", "Ad augusta per angusta" e anche una data "VIIIMCMLXXXI", ovvero 8 ottobre 1981. E' stato sempre lui a svelarne in qualche modo il significato intercettato nel carcere de L'Aquila un mese dopo la storica cattura, mentre era colloquio con le sorelle Bice, Giovanna e Rosalia (arrestata poi pure lei). Era il 15 febbraio 2023. "Angusta l'ho fatto a giugno 2012, 'alla gloria attraverso la sofferenza', lo feci per mia figlia quando se ne andò (Franca Alagna e Lorenza, che ha deciso di prendere il cognome del padre, erano andate via da casa Messina Denaro in via Alberto Mario, a Castelvetrano, il 15 maggio 2012)... Questa (si riferisce alla data con le cifre romane, ndr) è una data per me importante (potrebbe trattarsi di quella della sua affiliazione a Cosa nostra secondo gli inquirenti, ndr) l'ho fatto sette, otto anni fa".

Ma c'è anche un pizzino, ritrovato sempre in casa della sorella Rosalia - come quello con gli appunti sulla malattia del boss che, di fatto, ha portato poi alla sua cattura alla clinica La Maddalena - in cui si faceva riferimento a questi tatuaggi. Il documento risale a meno di un anno dall'arresto, è datato 14 febbraio 2022: "Per quei segni che io ho chiamato C, li hai visti e per iscritto ti ho spiegato il significato, non so se li hai visti bene vista la precarietà di tutto. Comunque ora sai che ci sono questi C e ne sai il significato".

Com'è emerso nell'inchiesta che ha portato all'arresto del radiologo Cosimo Leone e dell'architetto Massimo Gentile, anche nel 2014 Messina Denaro si sarebbe mosso a Palermo sempre con la stessa serenità, in quel caso per comprare una Fiat 500 in una concessionaria, utilizzando - secondo la Procura - l'identità di Gentile. In quel frangente, il boss era stato anche in una filiale dell'Unicredit di corso Calatafimi, dove aveva versato 9 mila euro in contanti "provento dell'attività di vendita al dettaglio di abbigliamento" per poi fare un assegno da consegnare per acquistare l'auto.

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