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Mafia, politica e imprenditoria, Di Gati: "Vi spiego come funzionava ad Agrigento"

L'ex barbiere del paese di Sciascia riaccende le ceneri "che covavano silenti tra un protezioni altolocate e sviste forse colpose", spiegando ai giudici della Direzione distrettuale antimafia di Catania come funzionava il patto

L'indagine sembrava tramontata, quasi dimenticata. Ma il boss di Racalmuto, Maurizio Di Gati, è tornato a parlare degli imprenditori agrigentini accusati di collusione. "Forse qualcosa in più, con la mafia" scrive oggi il giornale "Grandangolo" del giornalista Franco Castaldo, che riporta l'inedito verbale che contiene le dichiarazioni del boss.

L'ex barbiere del paese di Sciascia riaccende le ceneri "che covavano silenti tra un protezioni altolocate e sviste forse colpose". L'ex latitante racalmutese, senza mezzi termini, in un verbale del febbraio scorso spiega ai giudici della Direzione distrettuale antimafia di Catania come funzionava il patto tra mafia, politica e imprenditoria; spiega cosa e come veniva messo in atto il patto scellerato tra le due componenti con lo scambio di vantaggi.

Il ragionamento di Di Gati non farebbe una grinza e questo verbale inedito, i cui temi investigativi sono in questo momento approfonditi dal maggiore Lucio Arcidiacono del Ros di Catania, spiegherebbe tutto il meccanismo. 

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