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Cesare Genova

Cesare Genova

L'inchiesta sui fiancheggiatori del boss Genova, il pentito è "scomparso"

L'uomo che ha rivelato agli inquirenti chi si nascondeva dietro la falsa identità dello "zio Peppe" non è stato rintracciato per venire a testimoniare

Il rumeno Dobre Ionita, il "pentito" che rivelò agli inquirenti che lo "zio Peppe", vale a dire l'anziano signore di cui si prendevano cura i fratelli Burgio altro non era che un ergastolano evaso, non si trova. L'uomo avrebbe dovuto testimoniare al processo, in corso davanti ai giudici della seconda sezione penale presieduta da Wilma Angela Mazzara, nei confronti della rete di presunti fiancheggiatori del boss di Delia, Cesare Genova, evaso dal carcere romano di Rebibbia l’11 aprile del 2010 approfittando di un permesso premio e catturato il 14 luglio dell’anno successivo nelle campagne dell’Agrigentino fra Canicattì e Campobello.

Cambiano i giudici, processo a rischio

Il pubblico ministero Alessandra Russo, però, ha fatto presente che il teste non è stato rintracciato e probabilmente, in maniera legittima, ha lasciato il territorio nazionale. La soluzione, suggerita anche dall'avvocato Santo Lucia, che difende alcuni imputati, è stata quella di acquisire il verbale delle sue dichiarazioni rese in un processo connesso. Il processo è in corso davanti ai giudici della seconda sezione penale presieduta da Wilma Angela Mazzara.

Fra gli imputati, oltre allo stesso Genova, 67 anni, accusato di evasione, detenzione di armi clandestine e ricettazione, ci sono tre carabinieri, due loro informatori e tre fiancheggiatori. I militari sono: Umberto Cavallaro, 37 anni; Giuseppe Federico, 49 anni; e Andrea Mirarchi, 41 anni. Cavallaro, Federico e Mirarchi, insieme a due palmesi - Calogero e Francesco Burgio, entrambi di 31 anni, anch’essi imputati -, che materialmente avrebbero ospitato e accompagnato in giro per la provincia l’ergastolano, avrebbero coperto il latitante che veniva chiamato "zio Peppe" per non destare sospetti.

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