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Lunedì, 27 Maggio 2024
I retroscena

Caccia ad altri documenti segreti su Messina Denaro, Corona si difende: "Appena visto il materiale denunciai"

Dopo l'arresto di un maresciallo dei carabinieri e di un consigliere comunale di Mazara del Vallo in relazione al trafugamento di file riservati nell'ambito dell'inchiesta sulla cattura dell'ex superlatitante, si ipotizza che possano esserne stati sottratti altri. Il gip: "Indagati spregiudicati"

Il sospetto è che oltre ai 768 file segreti legati alle indagini sulla latitanza di Matteo Messina Denaro già recuperati dagli investigatori possano essercene altri, contenenti altro materiale delicato e fondamentale per gli inquirenti. Ed è uno dei motivi per i quali il gip Alfredo Montalto ha deciso ieri di applicare gli arresti domiciliari sia al maresciallo dei carabinieri Luigi Pirollo, in servizio alla Compagnia di Mazara del Vallo, che al consigliere comunale sempre di Mazara, Giorgio Randazzo. Il giudice, inoltre, si sofferma nell'ordinanza di custodia cautelare sulla "spregiudicatezza" di entrambi. Intanto, l'agente fotografico Fabrizio Corona, indagato perché è a lui che sarebbero stati proposti - probabilmente in cambio di denaro - i documenti riservati, si difende su Instagram attraverso il suo avvocato, Ivano Chiesa, e respinge le accuse.

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Secondo il gip sarebbe "poco verosimile che Pirollo abbia elargito a Randazzo quei file per ragioni diverse" dai soldi, anche se questo non scalfirebbe comunque l'ipotesi formulata dal procuratore aggiunto Paolo Guido e del sostituto Pierangelo Padova, secondo cui lo scopo della divulgazione di quei documenti coperti dal segreto istruttorio sarebbe stato quello di alimentare "teorie complottistiche" sulla cattura dell'ex superlatitante.

"Potrebbero esserci altri file segreti"

Per il giudice è necessario "verificare l'ulteriore disponibilità da parte loro (cioè di Pirollo e Randazzo, ndr) sia di copie degli stessi file, sia, eventualmente, di altri file sottratti". Quelli scoperti dagli inquirenti sinora sono quelli che con un trucco erano stati copiati dal direttore della testata on line "Mow", Moreno Pisto, al quale erano stati proposti da Randazzo su indicazione di Corona. Il giornalista aveva deciso però di non divulgarli e di raccontare invece la vicenda agli investigatori. L'ipotesi è che possano esistere altri documenti scottanti trafugati da Pirollo, ma non esibiti a Pisto, messi da parte "con l'intendimento di fare successivi affari con Pisto-Corona o altri esponenti dei media tenuto conto del grande interesse suscitato" dalla cattura di Messina Denaro, come scrive il gip.

"Indagati spregiudicati"

Il giudice prende poi in considerazione la "particolare spregiudicatezza manifestata tanto da Pirollo che da Randazzo: il primo per non essersi fatto remora di piegare la propria funzione ad interessi estranei nonostante il rischio (di cui certamente era consapevole per aver partecipato alle attività seguite all'arresto del latitante) di pregiudicare il buon esito delle investigazioni ancora in pieno svolgimento per la necessità di ricostruire, oltre che la rete dei favoreggiatori del latitante più diretti e immediati che sono stati sinora individuati, soprattutto i rapporti e le attività del latitante nell'ambito dell'associazione mafiosa", ma anche "le fonti illegali di approvvigionamento delle disponibilità economiche che lo stesso Messina Denaro, in un suo interrogatorio successivo all'arresto, ha ammesso di avere seppure rifiutandosi di indicarle".

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Inoltre, "la condotta di Pirollo è ancora più grave per il suo diretto coinvolgimento nelle indagini e anche per la fiducia in lui riposta dai colleghi rende evidente l'esistenza nell'indagato di una personalità priva di scrupoli di sorta e come tale in alcun modo tranquillizzante riguardo al concreto rischio di reiterazione delle condotte delittuose". Stesso discorso per "Randazzo tenuto conto anche del suo ruolo pubblico di consigliere comunale di Mazara del Vallo e delle conseguenti responsabilità verso la comunità che rappresenta, particolarmente colpita in negativo, insieme a quella del confinante comune di Campobello, dalle vicende della più recente latitanza di Messina Denaro (che, tra l'altro, proprio a Mazara del Vallo ebbe a ricoverarsi e ad operarsi), che, tuttavia, non gli hanno impedito di tentare, in ogni modo e ripetutamente, di "monetizzare" l'illecito commesso anche a rischio di gettare ulteriore discredito sulla comunità medesima".

La difesa di Corona

Con l'account "fabriziocoronareal" su Instagram è intervenuto nella vicenda l'avvocato di Corona, Ivano Chiesa, che ha spiegato: "Corona viene contattato da un soggetto che gli propone di acquistare del materiale coperto da assoluto segreto istruttorio su un'inchiesta che è sulla bocca di tutti. Corona vuole verificare perché potrebbe essere una bufala e poi contatta Pisto, a capo di un magazine importante, e gli spiega: 'Chiamiamo e vediamo di che si tratta'". A quel punto, sempre secondo l'avvocato "guardano il materiale e decidono insieme che non si può pubblicare nulla. Dicono quindi, di comune accordo, di andare in questura. Pisto non è indagato. Corona sì. Tentata ricettazione? E' come se qualcuno proponesse un Rolex, lo guardo e decido di non fare niente. Quando c'è di mezzo Corona, tutto il diritto viene stravolto".

In serara anche Corona rompe il silenzio, attraverso una storia su Instagram: "Gentilissimi, faccio seguito ai contatti intercorsi e in relazione ai fatti riguardanti le notizie riportate su tutti i media preciso quanto segue. La ricostruzione riportata dai giornali è lacunosa in un punto essenziale: Moreno Pisto, una volta verificata la natura del materiale che veniva proposto dai due odierni indagati, si è rivolto all'Autorità Giudiziaria, precisamente la Squadra Mobile di Palermo presentando una denuncia in accordo con me. Abbiamo deciso insieme che bisognava denunciare e non pubblicare alcunché, nemmeno la notizia (perché si tratta chiaramente di una notizia in sé), del fatto che fossi stato contattato per ricevere materiale di tale natura. E ciò proprio per evitare qualunque strumentalizzazione o inquinamento delle indagini. Penso di essermi comportato come si doveva e mi lascia sconcertato essere adesso indagato per tentata ricettazione! in sostanza per avere rifiutato di ricevere materiale illecito e per avere denunciato il fatto alla competente autorità". 

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