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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Campagna elettorale / Ribera

"Quando c'era la mafia si stava meglio": figlio di boss lo dice in faccia al deputato Ismaele La Vardera

Il vice presidente della commissione regionale antimafia, nonché candidato al parlamento europeo, ha raccontato ogni cosa, in questura, ai poliziotti della squadra mobile. L'uomo è stato già identificato

"Quando c'era la mafia si stava meglio, l'acqua per l'agricoltura non mancava e quindi è inutile che ci venite a raccontare le fiabe". Questo si è sentito dire, in piazza Zamenhof a Ribera, dove è stato per un incontro elettorale essendo candidato al parlamento europeo, il deputato di "Sud chiama Nord" all'Ars, nonché vice presidente della commissione regionale antimafia, Ismaele La Vardera. Il giornalista televisivo, ex inviato de "Le iene", dopo che l'interlocutore si è qualificato per il "figlio di un mafioso condannato a tre ergastoli", è stato alla squadra mobile della questura di Agrigento dove, ai poliziotti, ha raccontato quanto gli era accaduto, cosa aveva sentito. Una vicenda che è stata ritenuta "d'interesse e di rilievo". 

La Vardera ha spiegato anche che "il figlio del boss non ha proferito alcuna minaccia, né ha avuto atteggiamenti aggressivi".

Coltivatore diretto replica a Ismaele La Vardera: "Nessun delirio, epiteto o spocchia, ma solo lo sfogo di un contadino"

"Purtroppo è successa una cosa non bella, in un bar mi si è avvicinato il figlio di un boss di Sciacca. Il papà di questo soggetto è stato fedelissimo di Totò Riina, un nome che a Sciacca ha messo paura - ha raccontato lo stesso deputato dell'Ars - .  Ebbene questo soggetto, con fare spocchioso, ha iniziato a dirmi: 'Quando c’era la mafia l’acqua agli agricoltori non mancava mai, ora invece voi dell’antimafia, che pensate di essere la legalità, siete i veri mafiosi'. Ho capito chi era perché - spiega sempre La Vardera - alla fine dei suoi deliri, ha avuto pure l’ardire di presentarsi come 'figlio di un boss condannato', della serie lei non sa chi sono io. Orbene caro figlio del boss sappia che ho preso il suo numero di targa e l’ho anche fotografato per ben due volte, mentre pensava a modo suo di intitmorirmi evocando il nome di suo padre. Sappia che non fa spaventare nessuno la filastrocca becera di 'quando c’era la mafia si stava meglio' la può raccontare a chi sa lei e non certo al vicepresidente della commissione antimafia che puntualmente sta andando a riferire tutto alla Questura" - ha spiegato prima di recarsi ad Agrigento - .

"Mando un messaggio a chiunque si avvicinerà a me in questa campagna elettorale, ogni cosa che dite e fate sarà da me denunciata, state alla larga da me perché non solo la mafia e i mafiosi mi fanno schifo, ma soprattutto i figli e i parenti dei mafiosi che non si sono dissociati dalla melma dei loro parenti mafiosi" - ha concluso il vice presidente della commissione antimafia dell'Ars - . 

L'interlocutore, in piazza Zamenhof a Ribera, di La Vardera è stato, naturalmente, già identificato dai poliziotti della squadra mobile. E non è stato neanche difficile visto che il deputato aveva, per come lui stesso ha raccontato, fatto delle foto con il telefono cellulare. Non ci sono state minacce, né sono configurabili ipotesi di reato a carico dell'uomo "figlio del mafioso". 

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