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Mafia Favara

La faida sull'asse Favara-Belgio, agli atti la relazione su un arsenale sequestrato il giorno del blitz

La Corte di assise, nello stralcio del processo dove è imputato il solo Carmelo Vardaro, dispone l'acquisizione della documentazione relativa alle armi trovate in casa di Michelangelo Bellavia

La relazione tecnica sulle armi sequestrate a Michelangelo Bellavia, sospettato di essere un armiere di una delle bande criminali contigue alla mafia che sarebbero state sgominate con l'operazione "Mosaico", finisce agli atti del processo a carico di Carmelo Vardaro, 45 anni, di Favara, unico imputato dell'inchiesta che non ha scelto il rito abbreviato e, quindi, è stato rinviato a giudizio.

La sua acquisizione è stata disposta dalla Corte di assise presieduta da Alfonso Malato. Il processo è stato, quindi, aggiornato al 13 maggio. 

Vardaro, nell'ambito dell'indagine sulla faida che fra Favara e il Belgio ha provocato una carneficina con almeno 5 omicidi e una decina di tentati omicidi, è accusato di un omicidio, di due tentati omicidi, di due estorsioni con metodo mafioso e di una serie di episodi satellite.

Il favarese (difeso dall'avvocato Salvatore Virgone), in particolare, avrebbe cercato di vendicare l'omicidio dell'imprenditore Carmelo Bellavia, condannato per favoreggiamento al boss Gerlandino Messina, uccidendo uno dei killer, ovvero Maurizio Di Stefano: il 14 settembre del 2016, però, in Belgio, nell'abitazione della vittima designata trovano un suo amico - Mario Jakelich - che viene freddato con un colpo di pistola in fronte.

Di Stefano viene colpito da alcuni proiettili ma si salva. Il 23 maggio del 2017 Di Stefano sopravvive a un nuovo agguato nel garage del favarese Carmelo Nicotra che ha la peggio e viene ferito in maniera più grave da alcuni colpi di kalashnikov ai glutei. Vardaro avrebbe commesso i due agguati insieme a Calogero e Antonio Bellavia. I fratelli Calogero ed Emanuele Ferraro (quest'ultimo, a sua volta, è stato poi ucciso) avrebbero partecipato al solo agguato ai danni di Nicotra e Di Stefano. 

Alcune vittime e familiari si sono costituiti parte civile (assistite dagli avvocati Salvatore Cusumano, Teresa Alba Raguccia, Graziella Vella, Giuseppe Bongiorno e Tonino Bunone) e sono pronti a chiedere il risarcimento dei danni. 

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