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Mafia Favara

"Mentì agli investigatori per coprire i suoi killer": personaggio chiave dell'inchiesta "Mosaico" a giudizio

Maurizio Distefano è accusato di favoreggiamento dei componenti del commando che gli avevano sparato diversi colpi di kalashnikov alle spalle. La difesa: "Capo di imputazione generico da riformulare"

"Capi di imputazione generici sui quali è impossibile articolare una difesa". L'avvocato Salvatore Cusumano, legale di Maurizio Di Stefano, 48 anni, di Favara, ritenuto un personaggio chiave dell'operazione "Mosaico" che ha fatto luce su una sanguinosa faida con cinque omicidi e una decina di agguati falliti, chiede ai giudici di dichiarare la nullità delle accuse.

Il processo è iniziato davanti al collegio presieduto da Wilma Angela Mazzara dopo il rinvio a giudizio e l'assegnazione all'altra sezione penale di cui il presidente Alfonso Malato è incompatibile in quanto celebra il dibattimento a carico di un altro imputato ovvero Carmelo Vardaro, accusato peraltro di avere tentato di uccidere Distefano.

Di Stefano è imputato di minaccia con metodo mafioso ai danni di un giornalista, ricettazione e favoreggiamento. Fra il 2017 e il 2018, in particolare, avrebbe contattato il cronista telefonandogli su whatsapp e provato a intimorirlo dicendogli che lo sarebbe andato a cercare e doveva smettere di occuparsi delle sue vicende giudiziarie precisando che non aveva paura che registrasse la telefonata o avvisasse le forze dell'ordine.

Sia il cronista che l'Ordine dei giornalisti di Sicilia si sono costituiti parte civile con l'assistenza dell'avvocato Giuseppe Scozzari. 

Le altre ipotesi di reato a suo carico sono di ricettazione e favoreggiamento aggravati. La prima ipotesi si riferisce al ritrovamento di un'auto risultata rubata la notte fra il 23 e il 24 maggio del 2017 nel garage di Favara dove aveva appena subito un attentato insieme a Carmelo Nicotra: un commando gli sparò alcuni colpi di kalashnikov alle spalle e riuscì a salvarsi.

Distefano - secondo un'ipotesi investigativa che non ha trovato riscontro - avrebbe ucciso nel 2015 l'imprenditore Carmelo Bellavia dando origine a una carneficina con cinque omicidi una decina di agguati falliti. L'agguato subito (il secondo, dopo quello dell'anno precedente in Belgio in cui restò ucciso Mario Jakelich) sarebbe stata la reazione del gruppo di fuoco rivale che doveva vendicare l'omicidio di Bellavia. Ipotesi, però, che non ha trovato riscontro tanto che non è scattato mai alcun arresto nè è stato chiesto il processo.

L'ipotesi di favoreggiamento scaturisce dal fatto che avrebbe mentito agli inquirenti per coprire i suoi stessi attentatori. Accusa, tuttavia, formulata in modo generico secondo la difesa che chiede venga dichiarata la nullità. I giudici si pronunceranno alla prossima udienza fissata per il 29 giugno.

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