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Operazione Mosaico / Favara

La faida sull'asse Favara-Belgio, le vittime non depongono: il processo si sposta in trasferta per sentire Quaranta

Via libera dalla Corte di assise all'audizione in presenza del collaboratore di giustizia che aveva iniziato a deporre da remoto prima dello stop su richiesta del pm

Via libera all'audizione in trasferta del pentito Giuseppe Quaranta: il processo scaturito dalla maxi inchiesta Mosaico, che ha fatto luce su una faida sull'asse Favara-Liegi, si sposta a Roma. La Corte di assise di Agrigento, presieduta dal giudice Alfonso Malato, ha fissato per il 30 marzo, nell’aula bunker del carcere Rebibbia, l'audizione del collaboratore di giustizia. La sua deposizione in videocollegamento da un sito riservato era già iniziata ma, su richiesta del pm Alessia Sinatra e col consenso del difensore dell'imputato, l'avvocato Salvatore Virgone, è stato deciso di programmare un'udienza in trasferta per potergli mostrare degli album fotografici

In questo filone processuale c’è un solo imputato. Si tratta di Carmelo Vardaro, 46 anni, accusato dell’omicidio dell’empedoclino Mario Jakelich e degli agguati falliti ai danni di Carmelo Nicotra e Maurizio Distefano. L’audizione di questi ultimi, parte civile e rappresentati dall’avvocato Salvatore Cusumano, era in programma per questa mattina ma per due diverse ragioni procedurali non è stato possibile sentirli. Di Stefano non ha ricevuto la notifica mentre Nicotra è detenuto ai domiciliari e non è stato trasportato in tribunale per un disguido. 

"Tre settimane dopo l'arresto ho scelto di fare questo passaggio per dare una vita diversa ai miei familiari e a me stesso". Così il pentito Giuseppe Quaranta aveva iniziato la sua deposizione al processo scaturito dall'operazione che ha sgominato una guerra fra due clan, dediti a traffici di armi e droga, sfociata in cinque omicidi e almeno una dozzina di tentati omicidi fra Favara e il Belgio. 

"Conosco Maurizio Di Stefano - aveva aggiunto Quaranta rispondendo al pubblico ministero Alessia Sinatra -, aveva il suo gruppo operativo sul territorio. Non avevamo rapporti quotidiani ma lo conosco bene".

Il pentito, inoltre, aveva ricostruito la figura di Carmelo Bellavia, ucciso il 25 gennaio del 2015 dopo una condanna (non ancora definitiva) per favoreggiamento del capomafia Gerlandino Messina. "Aveva gestito la sua latitanza" - ha confermato Quaranta. Sarebbe stato proprio questo l'episodio che ha provocato la sanguinosa guerra fra clan in cerca di vendetta. I due gruppi avrebbero iniziato la rappresaglia cercandosi anche in Belgio dove alcuni dei protagonisti della vicenda trascorrevano alcuni mesi dell’anno.

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