Negata iscrizione alla "lista bianca" per parentele mafiose, il Tar dà ragione a imprenditrice

La ditta di una donna di 53 anni si era vista dire "no" dalla Prefettura ma la difesa ha ribattuto: "Il padre è morto, il fratello è stato assolto e col marito si sono separati"

Imprenditrice favarese del settore del trasporto di terra e di materiali inerti chiede l'iscrizione nella cosiddetta "White List", la cosiddetta "lista bianca" che consente di contrarre con la pubblica amministrazione.

Non avendo ricevuto alcun riscontro, nel 2017 reiterava l’istanza e nel mese di dicembre del 2017 riceveva una nota di carattere interlocutorio. A quel punto l'imprenditrice proponeva un ricorso davanti al Tar Sicilia, con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Calogero Marino, per "la declaratoria di illegittimita’ del silenzio della Prefettura sull’istanza presentata".

I giudici amministrativi accoglievano il ricorso ordinando alla Prefettura di provvedere sull’istanza e condannando l’amministrazione al pagamento delle spese giudiziiali. A questo punto l'organo che rappresenta il governo nella provincia rispondeva, negando l’iscrizione alla "white list", ed emettendo un’informativa interdittiva basata su alcuni presupposti: la richiedente è figlia di un pregiudicato per associazione mafiosa, sorella di un condannato in primo grado sempre per associazione mafiosa e sposata sempre con un condannato in primo grado sempre per associazione mafiosa.

L'imprenditrice di 53 anni ha, quindi, proposto un ricorso contro la Prefettura di Agrigento per l’annullamento, previa sospensione, dell’informativa interdittiva. In particolare gli avvocati Rubino e Marino hanno censurato il provvedimento impugnato "sotto il profilo dell’eccesso di potere per difetto d’istruttoria e carenza di motivazione, giacché il padre della ricorrente era deceduto nel 2015, il fratello della ricorrente era stato assolto in secondo grado con sentenza della Corte d’Appello di Palermo dall’accusa di associazione mafiosa ed infine il marito della ricorrente non risulta più convivente con la stessa essendo intervenuta una separazione legale tra i coniugi risalente al 2008".

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Si è costituita in giudizio la Prefettura di Agrigento, con il patrocinio dell'avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo, per chiedere il rigetto del ricorso, previa reiezione della richiesta cautelare avanzata dai difensori. Il Tar Sicilia di Palermo, ritenendo fondare le censure formulate dagli avvocati Rubino e Marino, ha accolto la richiesta cautelare di sospensione dell’esecuzione dei provvedimenti impugnati; pertanto, alla luce dell’ordinanza cautelare emessa dal Tar, la ditta favarese potrà essere iscritta nella white list.

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