"Le sue imprese sono vicine ai boss", chiesta confisca e sorveglianza speciale

Il pm Ferdinando Lo Cascio presenta il "conto" all'imprenditore Giuseppe Scariano

La confisca di tutti i beni, sia quelli sequestrati che quelli per cui fu rigettata la richiesta, e la sorveglianza speciale per 4 anni. Il pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Ferdinando Lo Cascio, ha chiesto il “conto” al procedimento di prevenzione a carico dell’imprenditore favarese Giuseppe Scariano, 67 anni. Subito dopo hanno illustrato le proprie conclusioni gli avvocati Angela Porcello ed Enrico Quattrocchi, difensori dell’imprenditore, ribattendo al pm secondo cui “Scariano è pericoloso socialmente perché vicino a Cosa Nostra e le sue attività imprenditoriali sono state realizzate grazie alla contiguità con ambienti mafiosi”.

La Dia, coordinata da Roberto Cilona, nei mesi scorsi, ha apposto i sigilli a 14 fabbricati, 25 terreni, quote di altri 26 terreni, tre società di capitale e relativi compendi aziendali, una quota societaria di un consorzio e un rapporto finanziario. 

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“L’ex capo della famiglia mafiosa di Favara – hanno, invece, spiegato i legali – nel primo verbale in cui fa nomi e cognomi di tutti gli affiliati mafiosi e gli avvicinati a Cosa Nostra non lo nomina mai”. E poi, ancora, gli atti dell’inchiesta della Dda sulle presunte irregolarità nella costruzione delle opere preliminari al rigassificatore di Porto Empedocle che è stata archiviata. Il nome di Scariano era inserito nella lista degli indagati. Il suo arresto e quello di altri dieci indagati fu rigettato prima che l’inchiesta venisse archiviata. Giuseppe Scariano fu coinvolto nella vicenda in quanto proprietario e gestore di fatto della Gest quarry srl: un altro dei soci di questa azienda è intervenuto nel procedimento e ieri il suo difensore, l’avvocato Giuseppe Barba, ha illustrato la sua arringa. I giudici della seconda sezione penale presieduta da Wilma Angela Mazzara decideranno nei prossimi giorni.
 

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