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L'intervento / Favara

L'agguato mafioso in cui morì il piccolo Stefano Pompeo, l'appello del sindaco dopo 25 anni: "Chi sa tiri fuori la dignità e parli"

Antonio Palumbo lancia un nuovo appello nel giorno dell'anniversario dell'uccisione, per errore, dell'undicenne: "Basta associare la città a omertà e morte"

"Venticinque anni non sono bastati per onorare il piccolo Stefano Pompeo con la cosa che più di ogni altra gli si deve: il coraggio della verità. La verità sui mandanti di quell’agguato e sui responsabili di quei fatti che lo hanno strappato ad una vita che sarebbe potuta essere ricca, lunga, felice.  Mi rivolgo a chi sa: se pensate di avere una dignità, e non l’avete, parlate. Non vi riscatterà per ciò che avete fatto, o per quello che avete nascosto, ma lo dovete a Stefano, ai suoi genitori, a tutti coloro che lo hanno amato. Lo dovete anche a questa città, perché non sia più associata all’omertà, alla mafia, alla morte". 

Il ricordo della zia citando i Nomadi: "Un giorno crescerò e nel cielo della vita volerò"

Lo ha detto il sindaco di Favara Antonio Palumbo nel venticinquesimo anniversario dell'agguato mafioso in cui perse la vita il piccolo Stefano Pompeo. Il ragazzino, che non aveva ancora compiuto 12 anni, era in auto insieme a un amico del padre, reale bersaglio dei killer, e fu colpito a morte per errore dai colpi di arma da fuoco esplosi dal commando.

Il caso era stato riaperto alcuni anni fa in seguito alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Maurizio Di Gati e Giuseppe Quaranta ma non si è mai arrivati a fare luce sulla vicenda. 

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