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"Niente corrispondenza, telefonate e colloqui da oltre un mese": il boss Falsone si rivolge al garante

La difesa dell'ex numero due di Cosa Nostra chiede anche al magistrato di sorveglianza di attivare i colloqui con altri numeri: "Situazione insostenibile e surreale"

Il boss Giuseppe Falsone

"Corrispondenza bloccata, colloqui negati da oltre un mese con familiari e detenuti e impossibilità di avere notizie anche sulle condizioni di salute". Il boss Giuseppe Falsone, detenuto al 41 bis al carcere di Novara, territorio fra i più colpiti dall'emergenza Coronavirus, resta completamente "isolato" in cella e il suo difensore, l'avvocato Angela Porcello, si rivolge sia al magistrato di sorveglianza che al garante dei detenuti.

"Falsone - scrive il legale - può, stante il regime carcerario previsto dall’art. 41 bis cui è sottoposto, effettuare soltanto un colloquio mensile con i familiari autorizzati e fare colloqui con il proprio difensore telefonicamente, tramite contatto telefonico tra la casa circondariale di Novara dove è recluso e quella di Agrigento, previa richiesta e prenotazione concordata. Da circa un mese, stante lo stato di emergenza, e non sappiamo per quanto tempo ancora, per evitare la diffusione del covid -19, è precluso l’ingresso di avvocati o comunque estranei presso la casa circondariale di Agrigento, e ciò impedisce l’effettuazione di qualsiasi colloquio. Neppure i familiari - aggiunge l'avvocato Porcello - possono effettuare colloqui, come da disposizioni comunicate dalla casa circondariale". 

Il legale spiega, inoltre, che "non è stata consegnata alcuna missiva allo stesso e che non è stata ricevuta, né dai familiari, né dal difensore alcuna comunicazione o missiva proveniente dallo stesso. Questa condizione e le conseguenti preclusioni non consentono di conoscerne lo stato di salute, in assenza di ogni contatto. Lo stato attuale, peraltro, si potrarrà sicuramente per altro lungo periodo".

Il legale si è, quindi, rivolta al magistrato di sorveglianza e al garante dei detenuti, chiedendo l'autorizzazione ad effettuare i colloqui difensivi e con i familiari utilizzando i propri numeri professionali.

"La situazione - dice - è insostenibile e quasi surreale, oltre che in palese violazione di tutti i diritti dei detenuti come garantiti dal nostro stesso ordinamento e dalla convenzione dei diritti dell’uomo".

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