"Negarono di essere vittime del pizzo mentendo in aula ma furono minacciati", 4 assoluzioni

La Corte di appello cancella le condanne inflitte ai parcheggiatori accusati di avere testimoniato il falso al processo parcometro

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Negarono di essere vittime del racket mafioso per timore di ritorsioni. Una circostanza che, secondo la difesa, rappresentava una scriminante. Dopo averlo ammesso durante le indagini, quando furono chiamati a testimoniare, smentirono tutto. Una ritrattazione, peraltro, abbastanza maldestra che non ha impedito la condanna dei tre presunti mafiosi di Villaseta.

Quattro posteggiatori abusivi, costretti a versare una percentuale dell’obolo pagato dagli automobilisti, sono stati assolti dalla Corte di appello che ha annullato le condanne decise in primo grado. Il gup di Agrigento, Alessandra Vella, il primo marzo del 2017, aveva inflitto due anni di reclusione a Calogero Meli, 54 anni; un anno e 4 mesi a Giuseppe Stagno, 45 anni; dieci mesi e venti giorni a Vincenzo Melilli, 59 anni, e Antonino Perna, 40 anni.

I difensori (gli avvocati Giovanni Crosta, Antonietta Pecoraro, Antonino Casalicchio e Francesca Dumas) hanno impugnato la sentenza chiedendo l’assoluzione alla luce del fatto che gli imputati erano stati minacciati da persone in odore di mafia e, quindi, costretti a mentire. I posteggiatori furono ascoltati nel dibattimento scaturito dall’inchiesta antimafia “Parcometro”, concluso con la condanna per estorsione aggravata di due presunti affiliati di Cosa Nostra, - Pietro Capraro e Vincenzo Cacciatore - accusati di avere imposto il racket sugli incassi dei posteggiatori.

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La loro versione al processo, peraltro, fu diametralmente opposta a quella messa a verbale davanti ai carabinieri.

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